Archives for dicembre, 2015

Banca_cambioSe fosse vera la notizia stampa che gli  “obbligazionisti subordinati” delle 4 banche salvate sono solo 10.500 prende corpo l’ipotesi che si faccia di tutta l’erba un fascio che poi genera danni molto superiori per tutti i risparmiatori italiani.

In questi giorni il panico fra i risparmiatori regna sovrano  ed i “subordinati di Mps” hanno già perso sul mercato secondario 8%. Pensa che dei subordinati Mps scadenza 2017 sono quotati 85 quindi con un rendimento altissimo.

I “subordinati” Intesa hanno perso 2 punti e via dicendo. Dato che i subordinati sul mercato sono 70 mld il danno per i risparmiatori è stato di 3 o 4 miliardi . Molti stanno vvendendo senza limite di prezzo.

La speculazione ci va a nozze, rafforzata dalle visioni superficiali che circolano nelle televisioni, sui giornali e persino nei bar.

Quando s’è trattato di gestire la partita del Convetendo BOP MILANO si è trattato di un caso che interessava 15000 persone di cui circa la metà ha conciliato. Un fenomeno gestito da Federconsumatori Milano che grande intelligenza ed elevato senso degli interessi dei risparmiatori. Quindi grande fermezza,trasparenza e chiarezza per difendere i truffati senza sparare sul sistema nel suo complesso.

Il parlamentare e banchiere Cesare Merzagora diceva che il risparmiatore, motore dell’accumulazione capitalistica, è un animale strano che ha il coraggio di un coniglio, corre veloce come una lepre ed una memoria da elefante. Un risparmiatore truffato, quindi, il sistema lo perde per sempre.

di Sandro Potecchi e Gianmario Mocera

lampioniDall’Ansa di Milano apprendiamo che è stato siglato un’accordo tra A2A e il Comune di Milano per un piano straordinario di manutenzione della rete elettrica, dopo i black-out provocati dai picchi di carico della scorsa estate, causati da un’ondata anomala di caldo torrido. La multiutility investirà 13 milioni di euro per accelerare la sostituzione dei giunti sottoposti a invecchiamento precoce. Si tratta di 13.500 ‘pezzì, di cui 3 mila sono stati già rinnovati negli ultimi tre anni. Grazie all’accordo con il Comune, A2A porterà a 3 mila unità le sostituzioni annue, chiudendo la manutenzione nel giro di tre anni anzichè dieci. L’intesa, illustrata dall’amministratore delegato di A2A, Luca Camerano e dall’assessore ai Lavori pubblici del Comune, Maria Carmela Rozza, prevede una procedura semplificata per le autorizzazioni degli scavi e un potenziamento della task force dedicata alla manutenzione con l’inserimento di 9 risorse esperte. «Una rete più efficiente e sicura è un bene pubblico» ha spiegato Camerano. «Eviteremo le sorprese sgradite ai commercianti e ai cittadini, daremo preavviso degli scavi, di quanto durano e di perchè vengono fatti, allo scopo di minimizzare i disagi» ha assicurato Rozza. Gli scavi, ha spiegato, avranno dimensioni ridotte, fra i 10 e i 20 metri quadrati, e riguarderanno quasi esclusivamente i marciapiedi, con impatti limitati per la viabilità. A2A promette di chiudere ogni scavo al massimo nel giro di un mese. «I ripristini saranno più ampi rispetto al buco, restituiremo marciapiedi migliori e più funzionali» ha promesso infine l’assessore.(ANSA).

rifiutiL’Ansa ha diffuso un focus molto interessante sul funzionamento della raccolta differenziata nel nostro Paese. Avanza l’Italia della raccolta differenziata (+3,67%) e del riciclo (+2,69%): con sei anni di anticipo 8 Regioni e 3.141 Comuni (il 40% in piu’ rispetto al 2013) hanno raggiunto l’obiettivo Ue del 50% al 2020 dell’avvio al riciclo. La new entry e’ l’Emilia Romagna e nonostante le forbice tra centro-nord e sud, la Campania si avvicina al terget Ue.

Tra le citta’ metropolitane, bene Milano e Torino rispettivamente con il 55,26% e 50,50% di avvio al riciclo e con il 54,80% e il 50,53% di raccolta differenziata. E se la forbice tra nord e sud si fa ancora sentire, importante il dato della Campania (39,17% avvio al riciclo e 43,36% raccolta differenziata) vicina al target europeo. Lo scorso anno sono state 8 le regioni che hanno raggiunto l’obiettivo del 50% di avvio al riciclo: Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Marche, Sardegna e la new entry Emilia Romagna. Ancora indietro Liguria, Lazio, Molise, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia.

Aumenta la produzione dei rifiuti (+2,03% nel 2014) che “indica una ripresa dei consumi” con un “conseguente” aumento delle emissioni di CO2 (+3,72%). Quanto emerso dal quinto rapporto Banca Dati di Anci (Associazione nazionale Comuni italiani) e Conai (Consorzio nazionale imballaggi) sulla raccolta differenziata e riciclo ‘Le circular city 2014′, “disegna un’Italia a pieno titolo per e dentro l’economia circolare” non ha alcun dubbio Filippo Bernocchi, delegato Anci energia e rifiuti per cui “e’ importante conoscere le emrgenze, ma e’ fondamentale sapere che l’Italia in materia di riciclo e’ una eccellenza”.

Tra i 3.141 Comuni che hanno raggiunto gli obiettivi europei, 9 sono stati piu’ virtuosi nel 2014 premiati da Anci e Conai. Tra i 25 mila e i 50 mila abitanti: Bacoli in Campania con il 77,83% di avvio al riciclo e 87,90% di raccolta differenziata, Mantova in Lombardia (77,72% e 78,75%), e San Giovanni in Persiceto in Emilia Romagna (73,87% e 74,84%). Tra i 50 mila e i 100 mila abitanti: Fano nelle Marche (67,91% e 72,78%), Pozzuoli in Campania (62,83% e 71,50%), e Guidonia Montecelio nel Lazio (58,93% e 63,47%). Tra i Comuni con una popolazione maggiore di 100 mila abitanti trionfa l’Emilia Romagna con Parma (64,15 e 61,60%), Modena (54,70% e 53,44) e Ravenna (54,57% e 56,27%). Innegabile la soddisfazione di Gabriele Folli, assessore Ambiente di Parma, per cui “con la trasformazione da raccolta stradale a porta a porta siamo riusciti a mantenere le bollette piu’ basse dell’Emilia Romagna e aumentato l’occupazione degli addetti alla raccolta del 57%”.

Rapp_Annuale_CensisRoma, 4 dicembre 2015 – Oltre il cash cautelativo, zero rischi: dove andranno i soldi degli italiani. Nel corso dell’anno i principali indicatori economici hanno cambiato segno ed evidenziano movimenti verso l’alto nell’ordine di qualche decimale di punto percentuale. Ma nell’«Italia dello zero virgola» continua a gonfiarsi la bolla del cash cautelativo. Lo dimostra il tasso di inflazione, inchiodato intorno allo zero nonostante il poderoso sforzo della Bce con il quantitative easing, così come gli investimenti nulli. Ammonta a più di 4.000 miliardi di euro il valore del patrimonio finanziario degli italiani. In quattro anni (giugno 2011-giugno 2015) ha registrato un incremento di 401,5 miliardi: +6,2% in termini reali. Negli anni della crisi la composizione del portafoglio delle attività finanziarie delle famiglie ha sancito il passaggio a una opzione fortemente difensiva degli italiani: il contante e i depositi bancari sono saliti da una quota pari al 23,6% del totale nel 2007 al 30,9% nel 2014, mentre sono crollate le azioni (dal 31,8% al 23,7%) e le obbligazioni (dal 17,6% al 10,8%). Negli ultimi dodici mesi (giugno 2014-giugno 2015) si conferma l’opzione cautelativa degli italiani, con un incremento di 45 miliardi di euro della liquidità (+6,3%) e di 73 miliardi in assicurazioni e fondi pensione (+9,4%), e con la rinnovata contrazione di azioni e partecipazioni (10 miliardi in meno, pari a una riduzione dell’1,2%). La diversità sta però nell’impennata delle quote di fondi comuni, segno di un allentamento della morsa dell’ansia: 108 miliardi in più in un anno (+32,8%). Non si torna però alla fiduciosa assunzione del rischio individuale, consapevoli che l’azzardo lascerebbe impresse cicatrici profonde sulle proprie solitarie biografie personali. D’altro canto, il risparmio è ancora la scialuppa di salvataggio nel quotidiano, visto che nell’anno trascorso 3,1 milioni di famiglie hanno dovuto mettere mano ai risparmi per fronteggiare gap di reddito rispetto alle spese mensili. Riguardo agli investimenti, il mattone ha ricominciato ad attrarre risorse. Lo segnala il boom delle richieste di mutui (+94,3% nel periodo gennaio-ottobre 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014) e l’andamento delle transazioni immobiliari (+6,6% di compravendite di abitazioni nel secondo trimestre del 2015 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). E si diffonde la propensione a mettere a reddito il patrimonio immobiliare: 560.000 italiani dichiarano di aver gestito una struttura ricettiva per turisti, come case vacanza o bed & breakfast, generando un fatturato stimabile in circa 6 miliardi di euro, in gran parte sommerso. In questa fase, l’esigenza della riallocazione del risparmio in modo più funzionale all’economia reale si lega strettamente alla richiesta di scongelare quote del proprio reddito aspirate dalla fiscalità: il 55,3% degli italiani vuole il taglio delle tasse, anche a costo di una riduzione dei servizi pubblici.

Il rimbalzo occupazionale selettivo dopo la lunga crisi. Dall’entrata in vigore del Jobs Act, il mercato del lavoro ha visto rimbalzare l’occupazione di 204.000 unità. Siamo ancora lontani dal recuperare la situazione pre-crisi, dato che nel terzo trimestre dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2008, mancano all’appello 551.000 posti di lavoro. La disoccupazione si riduce all’11,9%: una cifra molto lontana però dal 6,7% del 2008. Per quanto riguarda i giovani (15-24 anni) si registra un crollo dell’occupazione, proseguito anche nel 2015, con un recupero ora di appena 9.000 unità rispetto al primo trimestre. Il loro tasso di disoccupazione è praticamente raddoppiato in sei anni, con un picco del 42,7% nel 2014 e poi un calo di 1,4 punti tra il primo e il terzo trimestre di quest’anno. L’occupazione femminile, invece, ha guadagnato 64.000 posti di lavoro in sei anni e si registra ancora un incremento di 35.000 occupate tra il primo e il terzo trimestre del 2015. E se nel 2008 i lavoratori più anziani (55-64 anni) erano poco meno di 2,5 milioni, nel 2014 erano diventati 3,5 milioni e continuano a crescere, con un aumento di 91.000 unità nei primi sei mesi dell’anno. Si consolida la presenza nel mercato del lavoro della componente straniera, che ha superato i 2,3 milioni di occupati, con un incremento di 604.000 unità tra il 2008 e il 2014 e di 77.000 nella prima metà dell’anno. Intanto, permangono criticità che rischiano di cronicizzarsi: i giovani che non studiano e non lavorano (i Neet) sono 2,2 milioni, la sottoccupazione riguarda 783.000 addetti, il part time involontario 2,7 milioni di occupati e la Cassa integrazione ha superato nel 2014 la soglia del miliardo di ore concesse, corrispondenti a circa 250.000 occupati equivalenti. E poi ci sono i workaholic loro malgrado: negli ultimi dodici mesi, 11,3 milioni di italiani hanno lavorato regolarmente o di tanto in tanto durante il weekend, 10,3 milioni oltre l’orario formale senza il pagamento degli straordinari, 7,3 milioni a distanza (da casa o in viaggio), 4,1 milioni hanno lavorato di notte, 4 milioni hanno fatto piccoli lavoretti saltuari.

La piattaforma di ripartenza (e trasformazione) dell’Italia: la geografia dei vincenti ridisegnata dal driver dell’ibridazione. Oggi il primo fattore di riposizionamento dei vincenti è il rapporto con la globalità, profondamente modificato dall’abbattimento delle barriere e dei costi di ingresso grazie al digitale. Chi negli anni delle ristrettezze interne ha vinto ogni pulsione protezionista o di pura trincea, ed è andato verso l’esterno assumendosene i rischi e accettando le sfide, adesso incassa il dividendo di tale scelta. Le esportazioni valgono il 29,6% del Pil. Nonostante il contraccolpo causato dalla crisi dei mercati emergenti, hanno continuato a crescere anche negli anni della crisi e nei primi nove mesi dell’anno segnano un +4,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Vincono i produttori di macchine e apparecchiature, con un surplus di 50,2 miliardi di euro nel 2014, e l’Italia oggi è leader nella produzione di macchinari per produrre altri macchinari. Vince l’agroalimentare, che nell’anno dell’Expo fa il boom di esportazioni (+6,2% nei primi otto mesi del 2015) e riconquista la leadership nel mercato mondiale del vino (con oltre 3 miliardi di export). Vincono i comparti consolidati dell’abbigliamento (+1,4% di export nei primi otto mesi dell’anno), della pelletteria (+4,5%), dei mobili (+6,3%), dei gioielli (+11,8%). E vince un settore trasversale per vocazione come quello creativo-culturale, con 43 miliardi di export. Ma a contare veramente non è un pur importante segno positivo negli indicatori congiunturali. Il vero «X factor» sta in una rinnovata ibridazione di settori e competenze tradizionali che produce un nuovo stile italiano: il risultato di questa ibridazione è una trasformazione dei settori tradizionali. Il design e la moda ne sono l’archetipo (ibridazione di qualità, saper fare artigiano, estetica, brand). Oggi il successo della gastronomia italiana ha agganciato lo sviluppo della filiera agroalimentare, legandola anche al turismo, alle bellezze paesaggistiche e culturali del Paese, grazie anche al volano delle piattaforme digitali.

L’onda montante del turismo polimorfo. Il settore turistico ha registrato un costante incremento dei flussi anche negli anni della crisi. Dal 2000 il numero complessivo di arrivi nel territorio italiano è aumentato del 33,3%, raggiungendo nel 2014 la cifra record di 106,7 milioni, con 378,2 milioni di presenze. L’incremento maggiore riguarda gli arrivi di stranieri: sono stati 51,7 milioni nell’ultimo anno (+47,2% tra il 2000 e il 2014) e pesano ormai per il 48,4% del totale. Ma anche i turisti italiani sono aumentati del 22,4% nel periodo: sono stati 55 milioni nell’ultimo anno. E i dati più recenti disponibili, riferiti al primo semestre del 2015, confermano il trend di crescita: +1,8% di arrivi complessivi e +3,2% di turisti stranieri rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente. La platea degli estimatori del nostro Paese è sempre più globalizzata. Dal 2010 a oggi sono i cinesi (+137,9%), i coreani (+70,8%), i russi (+56,6%) e i brasiliani (+31,4%) gli stranieri per i quali si registrano le più forti variazioni positive. E il turismo diventa diffusivo: gli arrivi nelle località marine (+17,2% nel triennio 2010-2013) e montane (+15,2%) ora crescono più di quelli nelle città di interesse storico e artistico (+13,2%), tradizionalmente mete prioritarie per gli stranieri soggiornanti in Italia. Dal lato dell’offerta, nel periodo 2010-2014 gli arrivi nelle strutture extralberghiere (+23,8%) sono aumentati molto più di quelli nelle strutture alberghiere (+16,5%): +42,6% nei bed & breakfast, +33,2% negli agriturismi, +27,9% negli alloggi in affitto. E poi c’è il caso Roma: il Colosseo nel 2014 ha avuto 6,2 milioni di visitatori (erano 2,5 milioni nel 2000: +148%), i Musei Vaticani 5,8 milioni di visitatori (3 milioni nel 2000: +93%), Castel Sant’Angelo 1 milione di visitatori (590.000 nel 2000: +69%).

La ritrovata fiducia che premia i beni durevoli: auto ed elettrodomestici. Il ciclo declinante del consumo di beni durevoli parte dal 2007 e si protrae fino al 2013, poi registra una ripartenza: dalla seconda metà del 2014 e per tutto il 2015 sono proprio i beni durevoli a trainare la ripresa dei consumi familiari. Le analisi previsionali presentano uno scenario incoraggiante. Tra coloro che in famiglia assumono la responsabilità degli acquisti principali, la quota di chi dichiara di avere fiducia nel futuro (il 39,8%) supera quella di chi non vede segnali positivi (il 22,4%), mentre la parte restante (il 37,8%) è ancora incerta. Questa ritrovata fiducia si riflette sulle intenzioni di acquisto: il 5,7% delle famiglie (più del doppio rispetto all’anno scorso) ha intenzione di comprare un’auto nuova (se andrà così, si avranno nel 2016 circa 1,5 milioni di immatricolazioni, come non si vedeva dal 2008), il 5,7% nuovi mobili per la casa, l’11,2% nuovi elettrodomestici (quasi 3 milioni di famiglie), il 9,2% ha intenzione di ristrutturare l’immobile. Sono potenzialità nei consumi da scongelare.

Verso nuovi stili di consumo digitali e relazionali. Il Censis stima in 15 milioni gli italiani che fanno acquisti su internet, 2,7 milioni hanno comprato prodotti alimentari in rete negli ultimi dodici mesi e l’home banking è praticato dal 46,2% degli utenti del web. E il successo della sharing economy rende ancora più evidente i nuovi stili di consumo. Nell’ultimo anno il 4% degli italiani (circa 2 milioni) ha utilizzato il car sharing, ma tra i giovani la percentuale sale all’8,4%.

Il cambio di look dei piani terra delle città. I cambiamenti più diffusi nelle città in questi ultimi anni vanno ricercati nei «piani terra». Tra il 2009 e il 2015 si osserva una riduzione dell’11,2% dei negozi di ferramenta, dell’11% dei negozi di abbigliamento, del 10,8% delle librerie, del 10,5% delle macellerie, del 9,9% dei negozi di calzature, dell’8,7% dei negozi di articoli sportivi. Crescono invece del 37% i take away, del 15,5% i ristoranti, del 10% i bar, dell’8,2% le gelaterie e pasticcerie. Ciò dipende da tre ragioni: il ridotto capitale necessario all’avvio di queste attività, la pervasività del cibo nella nostra vita quotidiana, l’iniziativa di molti stranieri attivi nel commercio.

L’immigrazione apocalittica e i processi minuti di integrazione. Gli stranieri in Italia inseguono una traiettoria di crescita verso la condizione di ceto medio, differenziandosi così dalle situazioni di concentrazione etnica e disagio sociale che caratterizzano le banlieue parigine o le innercities londinesi, dove l’islam radicale diventa il veicolo del rancore delle seconde e terze generazioni per una promessa tradita di ascesa sociale. Tra il 2008 e il 2014 in Italia i titolari d’impresa stranieri sono aumentati del 31,5% (soprattutto nel commercio, che pesa per circa il 40% di tutte le imprese straniere, e nelle costruzioni, per il 26%), mentre le aziende guidate da italiani diminuivano del 10,6%. A fine settembre i migranti sbarcati in Italia sono stati 132.071, il 10% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nei primi nove mesi del 2015 le 42.801 domande di asilo hanno portato nel 23,6% dei casi all’attribuzione della protezione umanitaria, nel 15,8% di quella sussidiaria e nel 5,5% al riconoscimento dello status di rifugiato. L’altra metà, al netto dei possibili ricorsi, andrà incontro a un diniego e all’obbligo, non sempre rispettato, di lasciare il nostro Paese. Erano 70.652 gli stranieri irregolari rintracciati in Italia nel 2008, ma la cifra si è ridotta a 30.906 nel 2014 e sono stati 23.112 nei primi nove mesi del 2015. I rimpatri hanno avuto un picco nel 2011 (25.163), seguito da un netto calo fino a oggi: 10.559 tra gennaio e settembre del 2015. Lo sforzo delle istituzioni per ampliare la rete dell’accoglienza è testimoniato dal numero di posti più che quadruplicati in due anni, dai 22.000 del 2013, prevalentemente concentrati nelle regioni meridionali, ai 98.000 del settembre 2015, distribuiti in tutte le regioni. Ma l’integrazione è un processo che, se certamente va accompagnato dall’alto, si compie nella fisiologia dei comportamenti quotidiani. Il 66% dei giovani italiani di 18-34 anni si dichiara favorevole ad accogliere nel nostro Paese le persone che fuggono da guerre e miseria, mentre tra gli anziani la percentuale è molto più bassa (37,2%).Il 44% degli italiani, inoltre, ritiene che è cittadino italiano chi nasce sul suolo italiano, per il 33% chi vive in Italia per un certo periodo di tempo minimo (non importa dove sia nato), per il 19% chi ha genitori italiani. Lo «ius soli» (il diritto di cittadinanza agli immigrati acquisito automaticamente con la nascita in un territorio) è quindi il criterio privilegiato.

Politica e società ancora fuori sincrono: la politica come performance delle riforme. Quanto più lo Stato non rappresenta un baluardo sicuro per gli individui rispetto alle minacce al loro benessere, tanto più la politica deve farsi performance: deve tagliare con il passato ed essere percepita come veloce, efficace, risolutiva. Ma resta un deficit di fiducia nei cittadini. La globalizzazione continua a dividere gli italiani: conserva un valore positivo solo per il 39%, il 47% ne dà invece un giudizio negativo, il 14% è incerto. Sul libero mercato gli italiani esprimono un consenso largo: il 66% ne dà un giudizio positivo, solo il 25% si mostra critico, il 9% non ha un’opinione in proposito. Ma allo stesso tempo il 39% considera positivamente il protezionismo, contro il 46% che esprime una valutazione negativa e il 15% di dubbiosi. Solo il 23% degli italiani ritiene che l’Ue tenga opportunamente conto dei nostri interessi nazionali (contro una media europea, riferita ai rispettivi interessi nazionali dei diversi Paesi membri, pari al 40%), mentre due terzi (il 67%) sono convinti del contrario. Gli italiani si distinguono per un livello di fiducia accordato alle diverse istituzioni politiche più basso di quello espresso dai concittadini europei: solo quote minime hanno fiducia nei partiti politici (9%), nel Governo (16%), nel Parlamento nazionale (17%), e la percentuale di quanti ripongono fiducia nell’operato delle autorità regionali e locali (il 22%) è meno della metà di quanto si riscontra in media nel resto del continente (47%). Bassi anche i giudizi di fiducia su Commissione europea (39%) e Bce (35%).

Il restringimento del welfare che alimenta gli squilibri sociali. La spesa sanitaria pubblica, cresciuta dal 2007 al 2010 da 101,9 miliardi di euro a 112,8 miliardi, negli ultimi anni ha registrato una inversione di tendenza, con una riduzione tra il 2010 e il 2014, attestandosi nell’ultimo anno a 110,3 miliardi. La spesa sanitaria privata delle famiglie, invece, dal 2007 al 2014 è passata da 29,6 a 32,7 miliardi, raggiungendo il 22,8% della spesa sanitaria totale. La percentuale di famiglie a basso reddito in cui nell’ultimo anno almeno un membro ha dovuto rinunciare o rimandare prestazioni sanitarie è elevata: il 66,7%. E sono 7,7 milioni le persone che si sono indebitate o hanno chiesto un aiuto economico per pagare cure sanitarie. Anche l’andamento del Fondo nazionale per le politiche sociali testimonia il progressivo ridimensionamento dell’impegno pubblico, nonostante il parziale recupero degli ultimi tre anni: 1.565 milioni di euro nel 2007, 43,7 milioni nel 2012, 400 milioni nel 2015 (-74,4% nell’intero periodo). Un andamento simile riguarda anche il Fondo per la non autosufficienza, che nel 2012 non è stato neanche finanziato, per poi salire a soli 400 milioni di euro nell’ultimo anno.

Il ricentraggio decisionale e la deriva politica dei territori. La quota di liste civiche sul totale delle liste che si presentano alle elezioni nei Comuni capoluogo è salita dal 30% al 65% tra il 2007 e il 2015. Tale crescita corrisponde all’esigenza delle élite locali di affermare il proprio diritto all’autogoverno, relativizzando il peso dei partiti politici di appartenenza. Il fenomeno del trasformismo è poi in crescita. Ad oggi il tasso in Parlamento (eletti che cambiano schieramento rispetto agli eletti totali) è del 19,5% (non arrivava al 19% nell’intera Legislatura precedente). I «cambi di casacca» sono in media 5 al mese nei Consigli regionali, 6,1 nel valzer parlamentare: un valore molto più alto di quello della precedente Legislatura (3,0).

A cura dell’Ufficio stampa del Censis, http://www.censis.it/7?shadow_comunicato_stampa=121036

TAXI2Federconsumatori Bergamo denuncia che, nonostante “il bacino di traffico del sistema aeroportuale del servizio di taxi in Regione Lombardia sia costituito dall’insieme dei territori delle province in cui sono localizzati gli aeroporti aperti al traffico civile di Malpensa, Linate e Orio al Serio”, i viaggiatori in partenza e arrivo dall’aeroporto orobico che utilizzano il servizio taxi non fruiscono delle “protezioni” tariffarie riservate a chi parte o arriva dagli aeroporti di Malpensa e Linate.

La questione, evidenziata da passeggeri delusi dal costo indefinito delle corse, è stata posta da S.A.C.B.O. in una lettera indirizzata all’Assessore regionale Sorte, alla Provincia di Bergamo, al Comune di Bergamo, al Comune di Orio al Serio, a Confartigianato Bergamo – taxi e alle Associazioni dei Consumatori.

La sostanza non è di poco conto: dall’aeroporto di Malpensa a Milano (qualunque via della città) o viceversa, la tariffa comprensiva di tutti i costi (tempo di viaggio, pedaggio autostradale, supplemento notturno o festivo) è di 90 euro. Aeroporto Malpensa – Fiera Milano (Rho) o viceversa 65 €. Aeroporto Malpensa – Aeroporto Linate o viceversa 105 €.Aeroporto Linate – Fiera Milano (Rho) o viceversa 55 €. Aeroporto Malpensa . Varese (qualunque via della città, tempo di viaggio, pedaggio autostradale, supplemento notturno o festivo) o viceversa 65 €.

Dall’aeroporto di Orio al Serio   a Bergamo non è dato sapere il costo del servizio taxi, in quanto si applica la tariffa segnata dal tassametro con supplementi annessi e connessi. Medesimo problema se ci si deve recare agli aeroporti di Linate e/o Malpensa. Nonostante i tre aeroporti facciano parte del medesimo bacino di traffico del sistema aeroportuale del servizio di taxi in Regione Lombardia.

Federconsumatori non intende ripetere il ritornello per cui Bergamo e i Bergamaschi sono troppe volte dimenticati dall’Istituzione regionale (vedi vicende costi del parcheggio al Papa Giovanni)… Chiede quello che ritiene essere un atto dovuto a chi ha il potere decisionale in Regione Lombardia: pari tutele per i Cittadini che fruiscono del medesimo sistema aeroportuale operante sul territorio.

Oltre che alle Autorità si chiede la disponibilità a stabilire tariffe predeterminate ai rappresentanti sindacali dei tassisti. La regolamentazione delle tariffe su alcune tratte, che introduca maggiore trasparenza nel servizio, può essere utile anche agli Operatori del settore, tante volte vittime Loro stessi degli abusi compiuti da qualche “collega”.

 

red_ribbonMILANO, 1 dicembre 2015 – In questo primo dicembre 2015, la Giornata mondiale per la lotta all’Aids, è indispensabile una riflessione. Il nostro Sistema sanitario pubblico resta fermo al palo a vantaggio di uno privato che continua a crescere. “Chi paga lo scotto ? – si domanda Gianmario Mocera, referente nazionale per le tematiche sanitarie di Fedeconsumatori – ma i malati di quelle patologie, come l’Aids, che di fronte al privato hanno un bassissimo appeal. Le loro cure costano care e la resa che se ne può ricavare è molto bassa, sicuramente poco compatibile coi piani finanziari delle grandi imprese di ospedali e ambulatori privati”.

“Ma il pubblico – continua Mocera – demanda in continuazione al privato, con la conseguenza che i posti disponibili nelle strutture afferenti il nostro Sistema sanitario nazionale continuano a diminuire, mentre crescono proporzionalmente quelli offerti da strutture accreditate, delle quali il conto a fine mese risulta molto salato”.

Si prenda per esempio il caso dei laboratori e degli ambulatori odontoiatrici. “Quanti sono quelli pubblici? A Milano ne è forse sopravvissuto uno, e si trova presso la struttura dell’ospedale Sacco. Solo qui – spiega Mocera – i malati Hiv+ possono avere una cura dei propri denti in modo sicuro, anonimo e senza rischiare di essere rifiutati. In tutte le altre realtà ospedaliere il servizio è stato demandato esternamente, a realtà private, che hanno poco interesse ad occuparsi dei pazienti sieropositivi, preferendoli dirottare altrove”.

“Federconsumatori stigmatizza con forza un trend di questo tipo e si propone per tutelare i diritti di chi subisca ‘discriminazioni’ del genere. Nella giornata mondiale per la lotta all’Aids – termina Mocera – si ricorda che i numeri di questa malattia, soprattutto in Lombardia, sono ancora molto preoccupanti: dal 2013 si sta registrando una crescita di nuovi casi. Per cui non si deve abbassare la guardia e il pubblico deve continuare ad investire nel settore!”.

regaliNataleLa crescita congiunturale del Pil italiano allo 0,2% nel terzo trimestre dell’anno – dopo il +0,3% del secondo e il +0,4% del primo – mostra “un rallentamento inatteso”. E’ quanto sostiene, in una nota diffusa all’Ansa, il direttore generale di Nomisma, Andrea Goldstein secondo cui “per centrare l’obiettivo annuo del governo, un +0,9%, la crescita congiunturale dovra’ tornare a salire in questo ultimo trimestre: insomma – osserva – le vendite di Natale andranno seguite con particolare attenzione”.

Guardando ai numeri del Pil, commenta Goldstein, “considerando che oggi e’ un venerdi’ 13 non e’ certo andato male: +0,9% nei confronti del terzo trimestre del 2014 corrisponde

all’incremento piu’ alto dal secondo trimestre del 2011, ossia da oltre quattro anni. Se guardiamo nel dettaglio, oltretutto, gli aspetti positivi sembrano prevalere. L’attivita’ economica – aggiunge – sembra finalmente poter contare sul sostegno della domanda interna, consumi e investimenti che riflettono il migliorato sentiment degli operatori”.

Ad ogni modo, prosegue l’esponente di Nomisma, “la leggera frenata registrata dalla stima preliminare del Pil significa che per centrare l’obiettivo annuo del governo (+0,9%) la crescita

congiunturale dovra’ tornare a crescere in questo ultimo trimestre. Insomma – chiosa – le vendite di Natale andranno seguite con particolare attenzione”.

panettoneC’è chi ritiene che il Natale 2015 potrebbe segnare il primo concreto segnale di svolta dallo scoppio della crisi. C’è chi vede, per la prima volta negli ultimi 8 anni, il segno positivo per i consumi legati al Natale, e si stima una crescita del 2,5% rispetto all’anno scorso.

Secondo Federconsumatori Milano è ancora presto per brindare! L’incremento è estremamente misero e i dati non appaiono stabili, ma fluttuanti. A buone notizie, ne susseguono di pessime, come il prossimo ridimensionamento di un’azienda storica e che si pensava solidissima, come la Saeco nel bolognese.

Gli italiani, che sono più ragionevoli di ogni statistica, continuano ad essere orientati verso una spesa prudente e secondo Federconsumatori Milano questa è la giusta via da percorrere.

Questa propensione alla cautela è stata riscontrata pure da Coldiretti secondo cui il budget per lo shopping natalizio anche quest’anno subirà un taglio con un -2,4% rispetto al 2014 per una spesa complessiva per regali di 219 euro a famiglia.

“Non vedo tutta questa ripresa – conferma Gianmario Mocera, alla guida di Federconsumatori Milano – e non mi sembra che la gente sia pronta, per il prossimo Natale, a far manbassa dei propri risparmi. Purtroppo la crisi è ancora lunga e difficile”.

Anche i settori merceologici vedono il periodo a tinte differenti. Come evidenzia l’Ansa, se giocattoli e alimentari saranno i padroni delle prossime festività, soffriranno ancora l’abbigliamento e la casa.”

Sul fronte dei prezzi dei prodotti tipici delle festività natalizie, si registra una lieve ripresa: costerà un po’ di più mangiare un panettone o un pandoro di marca, mentre si spenderà il 2,8% in più per acquistare un albero di Natale sintetico contro il +2,2% dell’albero vero.

Il 17 novembre scorso chi i trovava a viaggiare sui convogli Trenord tra Milano Cadorna e Bovia ho potuto provare le ebbrezza di una passeggiata in galleria. Ignoti hanno azionato impropriamente il freno di emergenza. Questa la comunicazione ufficiale dell’azienda di trasporti. Una cosa che comunque ha avuto evidentemente qualche falla a livello organizzativo; ci chiediamo se tutte le volte che su un convoglio è azionato il freno di emergenza si debba automaticamente venire a creare una situazione di caos e di “anarchia”.

Decine e decine di persone, lasciate sole, hanno camminato (anche sui binari!!) verso la stazione successiva. Federconsumatori Milano chiederà chiarimenti e se non dovesse ottenere risposta agirà nelle sedi opportune per tutelare i propri utenti. Di seguito la comunicazione ufficiale da parte di Trenord: “Questa mattina (17 novembre 2015) intorno alle ore 7.50, ignoti hanno azionato indebitamente il freno di emergenza del treno 818 (Saronno 7:23 – Milano Cadorna 7:58) tra le stazioni di Milano Cadorna e Bovisa, causandone il blocco.

Si tratta di un atto gravissimo e intollerabile, che ha causato disagi a migliaia di pendolari diretti alla stazione di Milano Cadorna da Varese, Como, Novara, Saronno e Malpensa: 18 treni hanno infatti registrato ritardi fino a 30 minuti, 8 sono stati soppressi.

Trenord sta procedendo all’acquisizione delle immagini registrate dalle telecamere interne del treno e sporgerà denuncia. Si rammenta che l’illegittimo azionamento dei freni di emergenza è uno dei casi in cui si ravvisa il reato di interruzione di pubblico servizio.

Come da procedure previste in questi casi, la circolazione nell’intera tratta è stata bloccata. I passeggeri, coadiuvati dal personale Trenord, hanno così potuto scendere in piena sicurezza e raggiungere le uscite di servizio della stazione di Milano Domodossola utilizzando i marciapiedi di cui la tratta è dotata.

Durante le operazioni di ripristino del convoglio la circolazione dei treni diretti verso il centro della città è stata attestata alla stazione di Milano Bovisa; regolare la circolazione nel Passante milanese”.

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