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OTTOBRE 2001 BRESCIA ZONA BRESCIA DUE CANTIERI LAVORI PHOTO DAVIDE ELIAS

La detrazione fiscale delle spese per interventi di ristrutturazione edilizia è disciplinata dall’art. 16-bis del Dpr 917/86 (Testo unico delle imposte sui redditi).

La detrazione è pari al 36% delle spese sostenute, fino a un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 48.000 euro per unità immobiliare.

Tuttavia, per le spese effettuate dal 26 giugno 2012 al 30 giugno 2013, il decreto legge n. 83/2012 ha elevato al 50% la misura della detrazione e a 96.000 euro l’importo massimo di spesa ammessa al beneficio

Questi maggiori benefici sono poi stati prorogati più volte da provvedimenti successivi. Da ultimo, la legge di stabilità 2015 (legge n. 190 del 23 dicembre 2014) ha prorogato al 31 dicembre 2015 la possibilità di usufruire della maggiore detrazione Irpef (50%), confermando il limite massimo di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare.

La proposta di legge di stabilità prevede la proroga anche per il 2016.

Dal 1° gennaio 2017 la detrazione tornerà alla misura ordinaria del 36% e con il limite di 48.000 euro per unità immobiliare.

A CHI SPETTA ?

L’agevolazione spetta non solo ai proprietari degli immobili ma anche ai titolari di diritti reali/personali di godimento sugli immobili oggetto degli interventi e che ne sostengono le relative spese.

PER QUALI LAVORI ?

Gli interventi indicati alle lett. a), b), c) e d) dell’articolo 3 del Dpr 380/2001 . Si tratta degli interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, effettuati su tutte le parti comuni degli edifici residenziali.

Quelli elencati alle lettere b), c) e d) dell’articolo 3 del Dpr 380/2001. In particolare, la detrazione riguarda le spese sostenute per interventi di manutenzione straordinaria, per le opere di restauro e risanamento conservativo, per i lavori di ristrutturazione edilizia effettuati sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali e sulle loro pertinenze.

Inoltre :

  • Gli interventi necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, anche se detti lavori non rientrano nelle categorie indicate nelle precedenti a condizione che sia stato dichiarato lo stato di emergenza (per questi interventi la detrazione è stata introdotta dal Dl n. 201/2011
  • Gli interventi relativi alla realizzazione di autorimesse o posti auto pertinenziali, anche a proprietà comune.
  • I lavori finalizzati a) all’eliminazione delle barriere architettoniche, aventi a oggetto ascensori e montacarichi (per esempio, la realizzazione di un elevatore esterno all’abitazione)
  1. b) alla realizzazione di ogni strumento che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo di tecnologia più avanzata, sia idoneo a favorire la mobilità interna ed esterna all’abitazione per le persone portatrici di handicap gravi, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge n. 104/1992.

 

  • Interventi relativi all’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi.

Eccetera.

Quali documenti servono :

  • La dichiarazione prevista dal provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 2 novembre 2011 (dichiarazione di responsabilità dalla quale risulta, fra l’altro, la data di inizio lavori e gli identificativi degli immobili oggetto dell’intervento);
  • Eventuale comunicazione all’ASL
  • Fatture e ricevute comprovanti le spese sostenute
  • Ricevute dei bonifici di pagamento
  • Domanda di accatastamento se l’immobile non è ancora censito
  • Ricevuta di pagamento dell’imposta comunale (ICI – IMU) se dovuta
  • delibera assembleare di approvazione dell’esecuzione dei lavori (per gli interventi su parti comuni di edifici residenziali) e tabella millesimale di ripartizione delle spese
  • dichiarazione di consenso del possessore dell’immobile all’esecuzione dei lavori, per gli interventi effettuati dal detentore dell’immobile, se diverso dai familiari conviventi
  • abilitazioni amministrative richieste dalla vigente legislazione edilizia in relazione alla tipologia di lavori da realizzare (concessioni, autorizzazioni, eccetera) o, se la normativa non prevede alcun titolo abilitativo, dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui indicare la data di inizio dei lavori e attestare che gli interventi realizzati rientrano tra quelli agevolabili

 

ATTENTI AL BONIFICO

Per fruire della detrazione è necessario che i pagamenti siano effettuati con bonifico bancario o postale, da cui risultino oltre a chi paga:

  • causale del versamento, con riferimento alla norma (articolo 16-bis del Dpr 917/1986)
  • codice fiscale del beneficiario della detrazione
  • codice fiscale o numero di partita Iva del beneficiario del pagamento
  • Bonifico_irpef

GiocoFederconsumatori sarà in prima linea contro le ludopatie e il controllo del gioco d’azzardo. Ha aderito infatti ad un complesso programma pensato da Regione Lombardia e Comune di Milano per predisporre e consolidare azioni di contrasto alla dipendenza da gioco d’azzardo. L’iniziativa si svilupperà attraverso 5 progetti.

Federconsumatori Milano sarà partner, assieme ad altre associazioni di consumatori, nel piano denominato “Milano no slot, Osserva e certifica” che mira a una mappatura dei luoghi sensibili per il gioco d’azzardo, individua aree di pericolosità ma anche risorse territoriali diffuse e si definisce come strumento importante e partecipato per consolidare reti di protezione sociale e per sensibilizzare gli esercenti a contrastare la facilità di accesso al gioco dei soggetti più vulnerabili.

“Detto questo – commenta il Presidente di Federconsumatori Lombardia, Gianmario Mocera, pure responsabile nazionale per il settore sanità di Federconsumatori – si deve riscontrare una dicotomia che crea perplessità. Da una parte le amministrazioni impegnate sul territorio come Regione e Comune che si sforzano di contrastare il fenomeno del gioco; dall’altro lo Stato che continua a lucrare su questa piaga sociale. In effetti – continua Mocera – nella legge di stabilità non è prevista nessuna nuova licenza per le slot machine, ma è vero che le licenze in scadenza per una serie di giochi non è che verranno eliminate per sempre, ma di nuovo messe a gara, invece di venire semplicemente prorogate. Lo Stato diffonde questa cosa come una vittoria – commenta Mocera –, spiegando che tutto ciò permetterà un incasso maggiore di 500 milioni di euro, ma io ritengo che siamo di fronte a una sconfitta. Il gioco va contrastato senza se e senza ma, perché settore fortemente rischioso per categorie deboli della società, come anziani e giovanissimi. Federconsumatori – conclude Mocera – è lieta di aver aderito ad un’iniziativa lungimirante e dal positivo impatto, come questa coordinata da Regione Lombardia e Comune di Milano”.

TAXIGianmario Mocera, Presidente di Fedeconsumatori Lombardia e Vicepresidente del Crcu, il Comitato Regionale per la tutela dei diritti dei Consumatori e degli Utenti della regione Lombardia, stigmatizza con forza la situazione che si è venuta a creare per un adeguamento non condivisibile delle tariffe dei taxi nel tratto Milano – Malpensa e ritorno, fatto unilateralmente da alcuni tassisti di Varese.

La questione è venuta alla luce in occasione dell’ultima riunione della Conferenza Servizio Taxi del Bacino Aeroportuale Lombardo, tra i rappresentanti dei tassisti e le associazioni dei consumatori, che oltre che a Mocera ha visto la presenza di Carlo Piarulli e Roberto Brunelli, a rappresentanza delle Associazioni di Consumatori “La conferenza – esordisce Mocera – molto partecipata, soprattutto dalle varie associazioni/sindacati di categoria, ha messo però in evidenza alcune modalità non condivisibili sull’adeguamento tariffario per Milano/Malpensa in vigore per tutto novembre e modificabile solo previa delibera di Regione Lombardia”.

Quel che invece denuncia il Crcu è che di fatto i taxi della zona di Varese, hanno applicato una nuova tariffa, da € 90 a € 95, senza che la Conferenza aeroportuale e Regione Lombardia avesse deliberato formalmente un aumento in tal senso; “inoltre – precisa Mocera – la decisione di passare ad altra tariffa è stata condivisa e appoggiata dalla Provincia di Varese che ha autorizzato, si presume, l’uso del proprio logo a sostegno dell’aumento reclamizzato in un volantino distribuito a Malpensa. Ciò è molto grave – sostiene il vicepresidente del Crcu – stante, come ricordato sopra, la mancanza di un’approvazione formale a livello regionale”.

Questo atteggiamento è stato stigmatizzato in Conferenza, chiediamo Regione Lombardia un intervento preciso e sanzionatorio nei confronti dell’abuso, “di fatto è accaduto che i taxi milanesi – spiega Mocera – che caricavano da Milano per Malpensa, hanno applicato la tariffa di € 90, e anche meno; mentre i taxi di Varese che caricavano sempre a Milano per Malpensa hanno applicato la tariffa a € 95 e anche di più! Questo sostengono molte testimonianze di clienti e di tassisti e lo stesso monitoraggio avviato dalla Regione ‘Mystery client 2015’ .”

“A seguito di questo comportamento – precisa Mocera – chiediamo, alla Direzione Generale Infrastrutture e Mobilità, l’apertura di una procedura di contestazione nei confronti dei tassisti che hanno attuato l’aumento, così come previsto dal regolamento della commissione tecnica disciplinate”.

L’algoritmo usato per determinare la tariffa registra le variazioni di costo, ma non autorizza l’applicazione automatica della tariffa stessa, “ci vuole una Delibera – insiste il vicepresidente del Crcu – non si può fare come hanno fatto i taxi di Varese!”.

Ultima questione riguarda lo stesso l’algoritmo. Oggi registra una tariffa di 93,77, quindi è probabile che a nuova Delibera regionale in effetti introdurrà un aumento sino a € 95. “Mi è nota però – spiega Mocera in conclusione – attraverso la visita di alcuni blog, che la posizione di diversi tassisti milanesi sarebbe quella di non avviare incrementi dei costi per il passeggero anzi di procedere a delle riduzioni, anche per recuperare lavoro in un momento di crisi. Sarebbe opportuno ed anche il consumatore ringrazierebbe”.

ETICHETTA

Affinchè un prodotto sia bio, come sappiamo, deve essere coltivato su terreni dove da almeno due anni è stato sospeso l’uso di sostanze chimiche. Passato questo periodo detto “periodo di conversione” è possibile dare inizio ad una coltivazione biologica.

I terreni devono essere separati da terreni dove si pratica la agricoltura convenzionale per evitare che avvengono diffusioni  indirette di sostanze chimiche. Ogni concime chimico e ogni antiparassitario chimico sono vietati. Se si tratta di allevamento tutte le tutele della salute degli animali devono essere attuate.

Durante la preparazione degli alimenti vanno adottate procedure per evitare contaminazioni secondarie.

Gli OGM sono vietati in agricoltura biologica. I prodotti biologici non possono essere sottoposti a trattamenti che ne bloccano la germogliazione.

Ma chi mi garantisce che un prodotto sia davvero Biologico?

Vi sono Organismi regolarmente autorizzati dal Ministero delle Risorse Agricole che  in base al Regolamento Cee, attraverso tecnici specializzati e laboratori accreditati effettuano la certificazione.

Ad ogni organismo autorizzato per la certificazione è stato assegnato un codice progressivo

IT-BIO-002          CODEX srl

IT-BIO-004          SUOLO E SALUTE S.r.l.

IT-BIO-005          BIOS srl

IT-BIO-006          ICEA srl

IT-BIO-007          BIOAGRICERT S.r.l.

IT-BIO-008          ECOGRUPPO ITALIA S.r.l.

IT-BIO-009          CCPB srl*

IT-BIO-012          SIDEL CAB SPA

IT-BIO-013          ABCERT srl

IT – BIO -014       QCERTIFICAZIONI S.r.l.

IT – BIO – 016      SIQURIA SPA

IT – BIO – 017        CEVIQ srl

IT-BIO- 003BZ    QC&I GmbH

(per il Trentino Alto Adige  IT – BIO- 001BZ   BIKO – Tirol -IT- BIO- 002BZ        IMO – Institut für Marktökologie)

Questi organismi  sono accreditati da un Ente Nazionale designato dal governo il  22 dicembre 2009, nato come Associazione riconosciuta, senza scopo di lucro dalla fusione di SINAL E SINCERT e con il contributo di SIT – INRIM, ENEA E ISS..
Le aziende biologiche vengono sottoposte a controlli  e a verifiche periodicamente e solo i prodotti certificati possono riportare la scritta “da agricoltura biologica” ed utilizzare il logo e l’etichetta.

Ma che cosa compare sull’etichetta?

  1. Biologico/Biologica Può sostituire la dicitura “da agricoltura biologica”
  2. Il logo comunitario che identifica i prodotti biologici certificati (Reg. UE 271/2010 del 24/03/2010)
  3. Codice identificativo rilasciato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (Mi.P.A.A.F.) all’Ente di Certificazione e indicazione dell’origine delle materie prime agricole (indicazioni obbligatorie)
  4. Il  Codice ministeriale rilasciato ad ogni azienda biologica
  5.  Codice che identifica il prodotto

Il resto dell’etichetta riporta tutti i dati comuni ai diversi prodotti (data di confezionamento, valori nutrizionali etc.).

Nel caso di prodotti con più ingredienti o con ingredienti di diversa provenienza perché possa essere “Biologico”  occorre che il 95% degli ingredienti siano di produzione biologica.

È interessante ad esempio curiosare all’interno di DATABIO,  la banca dati degli operatori biologici, gestita da ACCREDIA,  dove vengono riportati  i dati relativi alle certificazioni rilasciate dagli Organismi accreditati per i soli operatori a cui è stato rilasciato il Documento Giustificativo. https://www.databio.it

In questo modo ognuno di noi, ad esempio, può ricercare i produttori presenti nel proprio territorio.

NC

Dal primo di gennaio 2016 una grande novità interesserà il mondo delle banche di casa nostra. L’Unione europea e la Bce, secondo i principi di Basilea3, pretenderanno anche per il nostro Paese nuove regole per il salvataggio di un istituto di credito in sofferenza o sull’orlo del fallimento. Sarà più difficile, da parte di uno stato membro, decidere di salvare attraverso risorse pubbliche una banca che ha fatto crack. Anche i risparmiatori, quindi, potrebbero essere chiamati a fare la loro parte. Ma la domanda che tutti si pongono è la seguente: i nostri soldi sono in pericolo?

Bhe se siamo dei Paperon de’ Paperoni qualcosa potremmo anche temerlo. Gli azionisti, gli obbligazionisti ed i correntisti con depositi superiori ai 100 mila euro potrebbero essere chiamati a “devolvere” qualcosa al fine di evitare che la banca coli a picco. Ecco qualche indicazione da attetti ai lavori che possiamo leggere sul Sole 24 ore: “Il bail-in è il meccanismo di salvataggio di un Paese, del sistema bancario o di una banca dall«interno». L’espressione si contrappone al bail-out, cioè il salvataggio dall’«esterno». A partire dal primo gennaio 2016, il salvataggio delle banche in difficoltà dovrà avvenire anche con il supporto dei creditori della banca stessa”.

Di nuovo il quotidiano dalla carta giallo paglierino: “Con questa misura si punta a definire un quadro armonizzato a livello europeo in caso di risanamento delle banche in crisi. Ma, soprattutto, a ridurre al minimo l’impatto sulle casse dello Stato in caso di eventuali salvataggi. L’Italia si allinea alle richieste europee sul tema della disciplina dei piani di risanamento bancari, dell’amministrazione straordinaria e della liquidazione coatta amministrativa e definisce nel dettaglio poteri e funzioni dell’autorità di risoluzione nazionale”.

Secondo il Sole 24 ore ecco cosa succederà ai risparmiatori: “Viene definita in maniera dettagliata la gerarchia dei soggetti che saranno coinvolti nel salvataggio di una banca. Dal primo gennaio 2016, nel caso in cui una banca finisca in dissesto, a contribuire al salvataggio saranno chiamati in prima battuta gli azionisti delle banca, poi i detentori di obbligazioni subordinate (strumenti Additional tier 1 e tier 2) e senior e, in ultima battuta, i correntisti. In quest’ultimo caso, tuttavia, il rischio riguarda solo la liquidità superiore ai 100mila euro detenuta sul conto corrente. Ad azionisti e creditori sarà chiesto un contributo pari all’8% del passivo della banca in crisi. Oltre, interverranno le banche tramite il Fondo di risoluzione. Fuori dal rischio bail-in ci sono invece i correntisti fino a 100mila euro, i possessori di covered bond, e i debiti verso dipendenti, fisco, enti previdenziali e fornitori”.

Ecco quello che succederà. Ma quel che domanda Federconsumatori è una maggiore chiarezza nella comunicazione di questo importante cambiamento. Le banche saranno così “mature” da attivare tutta una serie di iniziative che diranno ai loro clienti come le cose sono cambiate? Saranno fatti colloqui, stampate note informative, belle chiare e visibili o brochure dall’amplia diffusione? Staremo a vedere. Dal canto nostro vigileremo!

Il Bailin secondo la Banca D’Italia: https://www.bancaditalia.it/media/approfondimenti/documenti/QA_gestione_crisi_bancarie.pdf