PagobankomatUn giorno dello scorso aprile una signora riceveva alcuni messaggi sul cellulare sull’utilizzo della sua carta di credito, da lei mai effettuati: gli avevano rubato il pin nell’esercizio commerciale frequentato poco prima. L’utilizzo della carta da parte di ignoti avveniva sia tramite la funzione bancomat, sia tramite la funzione carta di credito: alla signora in tutto sono stati sottratti quasi 3500 euro.

Per tale motivo, avendo preso coscienza del furto solo con la lettura dei messaggi, si recava presso la più vicina stazione dei Carabinieri, per sporgere regolare denuncia.

È stato quindi proposto regolare reclamo e richiesta di rimborso alla banca della povera consumatrice con esito negativo in quanto l’istituto di credito ha risposto: “il titolare è tenuto a custodire con ogni cura la carta ed il PIN quest’ultimo, in particolare, deve restare segreto e non deve essere riportato sulla carta ne’ tantomeno conservato insieme ad essa.
Le ricordiamo che il titolare è responsabile di ogni conseguenza dannosa che possa derivare all’abuso o dall’uso illecito della carta e del PIN (art. 4, Sez. II F delle Condizioni Generali)” (Doc. All. 5).

Il problema centrale, infatti, è dato dalla sussistenza, specificamente nel caso in esame, del rispetto dei doveri di custodia dello strumento di pagamento e della contestuale diligenza da parte dell’Istituto di Credito nell’erogazione del servizio.

Ma nel rigettare la richiesta di rimborso, la banca non ha fornito alcune prove delle proprie affermazioni in contrasto con i principi di cui alla normativa vigente in tema dei servizi di pagamento.

È stato infatti evidenziato che: “in primo luogo, secondo i generali principi in tema di responsabilità contrattuale (art. 1218 c.c.), incombe sul debitore l’onere di provare l’avvenuto esatto adempimento o la non imputabilità dell’inadempimento: nella specie, dunque, spettava all’intermediario, in quanto debitore della prestazione ( del servizio di pagamento), dimostrare di aver correttamente adempiuto ai propri obblighi contrattuali e di aver adottato ogni cautela al dine di garantire la sicurezza dello strumento (Cfr. ex multis, Coll. Roma, dec. 503 del 2010; Tribunale di Milano 16/03/2009).

Inoltre, con specifico riferimento alla materia dei servizi di pagamento, il D. Lgs. 11/2010 esclude che la sola apparente regolarità dell’utilizzo dello strumento, avvenuto con l’inserimento dei codici segreti, sia sufficiente a dimostrare la negligenza ( o il dolo) del titolare, o che l’operazione è stata da questi autorizzata. Spetta invece all’intermediario provare la colpa grave (o il dolo) dell’utilizzatore.

Anche nel caso di colpa grave degli utenti che non abbiamo diligentemente custodito la carta/bancomat e neanche tempestivamente denunciato il furto, l’intermediario finanziario è comunque responsabile per la mancata predisposizione di sistemi idonei di sicurezza atti a garantire l’efficace protezione dei propri clienti. Le operazioni effettuate dopo il furto, per un importo complessivo comunque rilevante, non erano in linea con l’operatività del ricorrente e pertanto essendo “anomale” per frequenza e tipologia, avrebbe dovuto portare l’intermediario, che ha l’obbligo dell’adozione di adeguati sistemi per la protezione dei propri clienti proprio dell’uso indebito della carta di pagamento, ed azionare i dovuti strumenti per evidenziare ed eventualmente bloccare tali condotte.

Per quanto sopra rappresentato, in fatto ed in diritto, la signora vittima del furto ha chiesto alla banca il rimborso ed ha ottenuto la restituzione dell’intera cifra che gli era stata sottratta dedotta la somma di 150 euro quale franchigia.