Archives for ottobre, 2015

All’incontro del 20/10/2015, richiesto da Federconsumatori, Legambiente, Rete pendolari e Rete degli studenti medi e convocato dall’Agenzia del Trasporto Pubblico Locale di Brescia per riprendere il confronto avviato nei mesi scorsi, abbiamo dovuto registrare la grave assenza dei soci di maggioranza dell’Agenzia: Comune e Provincia di Brescia.

Nell’incontro con il presidente Ghirardelli e il direttore Croce abbiamo discusso delle ripercussioni della legge regionale 19 del 8/07/15 nonché dei tempi e modalità con le quali l’Agenzia intende procedere per la definizione del programma di bacino, previa la consultazione attraverso la Conferenza Locale del Trasporto Pubblico, e della gara europea per l’affidamento dei servizi ad un gestore unico.

L’assenza di Comune e Provincia non ci ha permesso di conoscere i risultati del monitoraggio sul “progetto di sperimentazione di integrazione tariffaria”, verifica che era stata annunciata inizialmente per il mese di giugno, poi slittata a settembre e di cui ad oggi non abbiamo alcuna informazione.

Ciò che comunque emerge chiaramente analizzando i dati generali del monitoraggio dei servizi di trasporto pubblico locale extraurbano della provincia di Brescia, è il netto e grave calo dell’utenza, problema che abbiamo denunciato sin dal primo mese di sperimentazione del biglietto integrato.

Il fatto che le politiche tariffarie siano ancora in carico, in virtù dei contratti di servizio, a Comune e Provincia e non all’Agenzia, unica presente al tavolo e disponibile ad un confronto sostanziale, non ha permesso di affrontare il superamento dell’obbligatorietà della tariffa integrata.

Venuto meno il confronto, nelle prossime settimane, presenteremo un esposto all’Autorità di Regolazione dei Trasporti, affinché valuti la fondatezza giuridica dell’obbligatorietà del biglietto unico.

Le Associazioni e i Pendolari giudicano estremamente grave e pericolosa l’assenza e l’insensibilità della Provincia di Brescia e del Comune Capoluogo nei confronti dei problemi dell’utenza.

Inoltre, le dichiarazioni ufficiali del Comune di Brescia, confermando e sostenendo il modello già avviato con l’esperienza APAM, modello caratterizzato da rotture di carico in periferia, secondo la tanto decantata “eliminazione della sovrapposizione ferro-gomma” sulle direttrici che entrano città, rischiano di complicare ed inasprire un clima già ricco di forti disagi e gravi insofferenze.

Persistendo l’atteggiamento di chiusura da parte del Comune e Provincia di Brescia, proseguiremo le iniziative di protesta.

PagobankomatUn giorno dello scorso aprile una signora riceveva alcuni messaggi sul cellulare sull’utilizzo della sua carta di credito, da lei mai effettuati: gli avevano rubato il pin nell’esercizio commerciale frequentato poco prima. L’utilizzo della carta da parte di ignoti avveniva sia tramite la funzione bancomat, sia tramite la funzione carta di credito: alla signora in tutto sono stati sottratti quasi 3500 euro.

Per tale motivo, avendo preso coscienza del furto solo con la lettura dei messaggi, si recava presso la più vicina stazione dei Carabinieri, per sporgere regolare denuncia.

È stato quindi proposto regolare reclamo e richiesta di rimborso alla banca della povera consumatrice con esito negativo in quanto l’istituto di credito ha risposto: “il titolare è tenuto a custodire con ogni cura la carta ed il PIN quest’ultimo, in particolare, deve restare segreto e non deve essere riportato sulla carta ne’ tantomeno conservato insieme ad essa.
Le ricordiamo che il titolare è responsabile di ogni conseguenza dannosa che possa derivare all’abuso o dall’uso illecito della carta e del PIN (art. 4, Sez. II F delle Condizioni Generali)” (Doc. All. 5).

Il problema centrale, infatti, è dato dalla sussistenza, specificamente nel caso in esame, del rispetto dei doveri di custodia dello strumento di pagamento e della contestuale diligenza da parte dell’Istituto di Credito nell’erogazione del servizio.

Ma nel rigettare la richiesta di rimborso, la banca non ha fornito alcune prove delle proprie affermazioni in contrasto con i principi di cui alla normativa vigente in tema dei servizi di pagamento.

È stato infatti evidenziato che: “in primo luogo, secondo i generali principi in tema di responsabilità contrattuale (art. 1218 c.c.), incombe sul debitore l’onere di provare l’avvenuto esatto adempimento o la non imputabilità dell’inadempimento: nella specie, dunque, spettava all’intermediario, in quanto debitore della prestazione ( del servizio di pagamento), dimostrare di aver correttamente adempiuto ai propri obblighi contrattuali e di aver adottato ogni cautela al dine di garantire la sicurezza dello strumento (Cfr. ex multis, Coll. Roma, dec. 503 del 2010; Tribunale di Milano 16/03/2009).

Inoltre, con specifico riferimento alla materia dei servizi di pagamento, il D. Lgs. 11/2010 esclude che la sola apparente regolarità dell’utilizzo dello strumento, avvenuto con l’inserimento dei codici segreti, sia sufficiente a dimostrare la negligenza ( o il dolo) del titolare, o che l’operazione è stata da questi autorizzata. Spetta invece all’intermediario provare la colpa grave (o il dolo) dell’utilizzatore.

Anche nel caso di colpa grave degli utenti che non abbiamo diligentemente custodito la carta/bancomat e neanche tempestivamente denunciato il furto, l’intermediario finanziario è comunque responsabile per la mancata predisposizione di sistemi idonei di sicurezza atti a garantire l’efficace protezione dei propri clienti. Le operazioni effettuate dopo il furto, per un importo complessivo comunque rilevante, non erano in linea con l’operatività del ricorrente e pertanto essendo “anomale” per frequenza e tipologia, avrebbe dovuto portare l’intermediario, che ha l’obbligo dell’adozione di adeguati sistemi per la protezione dei propri clienti proprio dell’uso indebito della carta di pagamento, ed azionare i dovuti strumenti per evidenziare ed eventualmente bloccare tali condotte.

Per quanto sopra rappresentato, in fatto ed in diritto, la signora vittima del furto ha chiesto alla banca il rimborso ed ha ottenuto la restituzione dell’intera cifra che gli era stata sottratta dedotta la somma di 150 euro quale franchigia.

Crescono i consumatori disposti a pagare di più per acquistare marchi sostenibili. In Italia sono il 52%, rispetto al 45% del 2014 e al 44% del 2013. A livello globale il dato sale al 66% (55% nel 2014, 50% nel 2031), mentre in Europa e’ del 51% (40% un anno prima, 37% nel 2013). Sono alcuni dei dati dell’indagine Nielsen sulla Corporate social responsibility and sustainability condotta su un campione di 30.000 individui in 60 Paesi, spiega una nota.

A livello globale, le aziende impegnate nella sostenibilità ambientale e sociale hanno fatto registrare nel 2015 una crescita del fatturato pari al 4%, viene evidenziato tra l’altro. Quelle scoperte su questo versante, hanno visto un giro d’affari incrementato meno dell’1%. Il 65% delle vendite totali nel largo consumo, inoltre, provengono da marche impegnate con l’ambiente o il sociale.

Nei 60 mercati presi in esame, in media le fasce d’età maggiormente propense a pagare di più per la sostenibilità sono quelle dei Millennials (21-34 anni, al 73%) e tra i 15 e 20 anni (72%).

L’Ansa ha pubblicato di recente un’indagine molto interessante su come si sta evolvendo il mercato della grande distribuzione.

Consumatori sempre più esigenti ed informati, calo del potere d’acquisto, concorrenza dei discount e dei siti di e-commerce. Sono queste le sfide in atto per la grande distribuzione organizzata, secondo tre delle maggiori insegne europee: Coop, Delhaize e Leclerc. I tre big della gdo italiana, belga e francese si sono riuniti a Expo in un incontro pubblico – il primo dopo la costituzione della centrale d’acquisto europea Coopernic (cui aderisce anche la catena tedesca Rewe) – per discutere delle trasformazioni in atto nel mondo dei consumi, dell’evoluzione della distribuzione fisica e on line, e dei rapporti tra retailer, agricoltura e istituzioni.

A confrontarsi il presidente di Coop Italia Marco Pedroni, il presidente e ceo di Delhaize Group, Frans Muller, e il presidente di Mouvement E. Leclerc, Michel-Edouard Leclerc.

“Gli anni della crisi – ha detto Pedroni – hanno di fatto accelerato un processo che era già in atto. Le persone sono sempre più informate e capaci di scegliere i prodotti più adatti al loro stile di vita. Il consumismo sfrenato non è più una ‘moda’ e anche per questo difficilmente torneremo ai livelli di consumi del 2005-2006”. “I clienti – ha aggiunto Muller – sono sempre più connessi e informati. Cercano la convenienza ma sono attenti alla qualità e sono alla dimensione locale. Un’ attenzione, quella ai prodotti locali, che riscontriamo anche negli Usa, dove Delhaize è presente con i suoi supermercati”.    Forte dei 40 anni di presenza sul mercato, per il numero uno del gruppo belga, “la crisi economica deve essere colta dalla gdo come un’opportunità per riposizionarsi sul mercato”.    Anche per Leclerc, più che della crisi economica la sfida principale per la gdo sarà “far fronte alle esigenze di un consumatore sempre più informato. Il cliente è ormai diventato un esperto, usa il web come strumento di conoscenza e vuole sempre informazioni non soltanto sui prodotti ma anche sui produttori e sui distributori. La gdo dovrà far fronte a queste esigenze, usando la tecnologia per dare risposte trasparenti soprattutto sulla tracciabilità”. Un esempio in tal senso sono le “etichette intelligenti” realizzate in via sperimentale da Coop nel Supermercato del Futuro realizzato a Expo.    Per tutti e tre i manager, qualità e convenienza sono le parole d’ordine per non regalare quote di mercato ai discount, “ormai sempre più simili ai supermercati” ha commentato Pedroni.

Ai discount si aggiunge poi concorrenza dei siti di e-commerce, primo fra tutti il colosso Amazon. “È una sfida che bisogna cogliere” ha commentato Leclerc, “uno stimolo in più per la gdo” secondo Pedroni.

I tre non si sono invece sbilanciati sugli sviluppi dell’ alleanza Coopernic. “Si tratta di un’alleanza di opportunità – ha detto Leclerc – finalizzata a rafforzare il nostro potere di negoziazione, perchè l’unione fa la forza. Non è un’alleanza strategica nè prevede scambi di capitali”. La centrale cooperativa è attiva da gennaio scorso, coinvolge oltre 20mila punti vendita e 630mila dipendenti, per un giro d’affari complessivo di 130 miliardi di euro. (ANSA).

ROVATO (Bs) – Dal sito www.rovato.org segnaliamo l’interessante focus sull’azienda di servizi Cogeme Spa. Lo scorso 19 ottobre a Rovato l’Assemblea dei Soci di Cogeme Spa, riunita presso la sede di via XXV Aprile della Società, ha eletto a larga maggioranza il nuovo Consiglio di Amministrazione.

Federconsumatori Lombardia chiede con forza di essere coinvolta, nelle scelte di gestione e di assegnazione dei contratti di servizio, in quanto Cogeme è una società pubblica. Lo stabilisce la legge 244 del 2007 lo dice chiaramente al comma 461, articolo 2.

Rivolgiamo ufficialmente questo invita, al nuovo board di Cogeme Spa – eletto con il voto favorevole del 80,465% del capitale sociale presente – che sarà presieduto da Giuseppe Mondini, 42 anni, di Erbusco, mentre i nuovi consiglieri sono Giulio Centemero (consigliere delegato), Maurizio Giannotti (di Rovato, ndRovato.org), Simona Troncana ed Ezio Codenotti.

È stato nominato, inoltre, anche il nuovo Collegio Sindacale, presieduto da Giuliano Terenghi e del quale sono membri effettivi Andrea Manzoni e Federica Pontoglio; membri supplenti Mariarosa Maffetti e Marco Giacomo Inverardi. I nuovi organi sociali avranno mandato triennale.

Cogeme Spa è una delle prime Società per azioni dei Comuni in Italia. Le quote azionarie sono totalmente detenute da 69 Amministrazioni locali delle province di Brescia e Bergamo. Nata nel 1970 come COmpagnia GEnerale MEtano, con l’obiettivo di metanizzare la Franciacorta, negli anni successivi delinea sempre meglio la propria connotazione di “Società dei Comuni”, quale efficace strumento di gestione dei servizi da parte degli Enti locali che consente economie di scala, tecnologie e qualità dei servizi.

Ha costituito nel 2006, con le aziende municipali di Cremona, Crema, Pavia e Lodi, Linea Group Holding, le cui società di business operano nella produzione e vendita energia, nel settore ambientale, nella distribuzione gas e nell’ICT, e che con un fatturato di oltre 600 milioni di euro si colloca tra le prime utilities del Paese.

Volo_stilizzatoSulla newsletter di ottobre 2015 dello studio legale Alesso di Milano (www.studiolegalealesso.it) troviamo un’informazione molto interessante sul diritto all’indennizzo dei viaggiatori che si vedono il proprio volo annullare all’ultimo momento.

Secondo gli avvocati Ileana Alesso e Maurizia Borea, infatti, “il diritto dei viaggiatori all’indennizzo si estende anche ai casi di problemi tecnici improvvisi e inattesi. Spetta alle Compagnie aeree garantire il buon funzionamento degli aerei con l’unica eccezione di eventi sottratti al loro controllo come i vizi occulti, gli atti di terrorismo o di sabotaggio”.

Questa la storia che li ha ispirati: Nell’agosto del 2009 una signora olandese di ritorno dalle vacanze in Ecuador prenota un volo per il viaggio da Quito ad Amsterdam ma nella imminenza della partenza il volo viene cancellato per un guasto tecnico dell’aereo.

La compagnia aerea riscontra infatti la necessità di sostituire sia la pompa del carburante sia l’unità idromeccanica. I pezzi per la sostituzione non sono rinvenibili in Ecuador. La compagnia aerea li fa arrivare dall’Olanda per montarli sull’apparecchio che così decolla il giorno successivo alla data prevista.

Arrivata ad Amsterdam la passeggera propone quindi ricorso al Tribunale della sua città per ottenere dalla Compagnia aerea il risarcimento a lei dovuto, ai sensi del Regolamento della Unione Europea a tutela dei diritti dei passeggeri per negato imbarco, cancellazione del volo e ritardo prolungato.

La Compagnia aerea si oppone alla richiesta poiché, a suo parere, si è trattato di “circostanze eccezionali che non si sarebbero comunque potute evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso”: i pezzi difettosi non avevano superato la vita media ed erano stati controllati durante l’ultima ispezione, effettuata un mese prima.

Il Tribunale di Amsterdam rinvia la causa alla Corte di Giustizia dell’Unione europea per l’interpretazione del Regolamento europeo ed in particolare della nozione di “circostanza eccezionale” che ai sensi del Regolamento determina l’esclusione del risarcimento.

La Corte del Lussemburgo nel rispondere ai quesiti sollevati osserva, innanzitutto, che “le circostanze eccezionali” costituiscono una deroga al diritto di risarcimento dei passeggeri e quindi vanno interpretate restrittivamente. La Corte prosegue evidenziando che:

– i problemi tecnici emersi in relazione a quell’aereo sono annoverabili tra le improvvise carenze del volo sotto il profilo della sicurezza ma per essere considerati “eccezionali” debbono : essere collegati a un evento non inerente al normale esercizio della attività in questione e sfuggire all’effettivo controllo della compagnia aerea;

– i vettori aerei devono regolarmente far fronte a problemi tecnici inevitabilmente connessi al funzionamento degli apparecchi di volo. Così i problemi tecnici emersi in occasione della manutenzione degli aerei, o a causa di una carenza di manutenzione, non possono di per sé costituire “circostanze eccezionali” tali da sottrarre ai passeggeri il risarcimento dovuto;

– nel caso in esame il guasto tecnico, pur trattandosi di evento inaspettato, non riguardava vizi occulti di fabbricazione nè derivava da danni causati all’aereo da atti di sabotaggio o di terrorismo;

– la prevenzione di un guasto del genere o la relativa riparazione, inclusa la sostituzione di un pezzo prematuramente difettoso, non sfuggono all’effettivo controllo del vettore aereo dato che spetta a quest’ultimo garantire la manutenzione e il buon funzionamento degli aeromobili che gestisce per le sue attività economiche;

– di conseguenza per un problema tecnico come quello in esame non si può invocare la circostanza eccezionale e quindi i passeggeri vanno risarciti. La compagnia aerea può a sua volta farsi ovviamente risarcire dal soggetto che ha fabbricato i pezzi difettosi così da ridurre l’onere finanziario sopportato per rispettare gli obblighi derivanti dal Regolamento europeo a tutela dei passeggeri.

De_PuyNon ha senso, come fa il nostro presidente del Consiglio, dire che sulla sanità pubblica, nella legge di stabilità, non ci sarà “nessun taglio”. È un’uscita meramente propagandista.

In realtà è dagli anni ’90 che sul sistema di ospedali e ambulatori pubblici si praticano risparmi e tagli della spesa, col risultato che il privato va a crescere mentre il pubblico, dall’entrata in vigore del Servizio sanitario nazionale (1978), s’è sostanzialmente dimezzato.

Così Gianmario Mocera, Presidente di Federconsumatori Lombardia e resposabile nazionale per Federconsumatori del settore sanità.

“La spesa sanitaria nel nostro Paese assorbe mediamente più del 70% delle risorse delle Regioni, questo è il dato di fatto” continua Mocera, che di seguito aggiunge: “Ma la crescita del privato, che spesso sostituisce il pubblico, inadempiente o arretrato, ha portato per il consumatore la conseguenza di pagare due volte per i suoi problemi di salute; la prima, attraverso le tasse, a vantaggio del sistema pubblico; la seconda, per garantirsi cure e/o esami nel privato”.

Di nuovo Mocera: “La cattiva sanità Pubblica, non capace di organizzarsi a pieno con le proprie strutture, ha volutamente delegato al privato, di fatto, la gestione di innumerevoli servizi ai cittadini, esami, diagnostiche generali e specialistiche, tant’è che se si vuole un qualsiasi esame si corre, senza indugio, nelle strutture Private, in grado in pochi giorni di soddisfare le esigenze”.

Osserva Mocera: “Non ci sarebbe nessuna obiezione da porre qualora si trattasse di Sanità veramente privata, fatta con investimenti privati e pagati direttamente da cittadini che preferiscono pagarsi di tasca propria le prestazioni. Ma quando i soldi pubblici finanziano due sistemi sanitari, cioè quello delle ASL e delle AO e in aggiunta il sistema ‘accreditato’, questo crea un buco nei bilanci, e qualcuno può sentirsi in dovere di correre ai ripari e proporre l’ennesima spending review”.

Termina Mocera: “Poche ricette ma rilevanti possono dare una svolta al sistema e recuperare efficienza e risorse, vanno fatte scelte coraggiose a favore dei cittadini e non dei baroni della medicina o del politico di turno, se fossero introdotte riforme organizzative mirate il sistema ne avrebbe un profondo beneficio e l’ingente quantità di risorse, provenienti dalla tassazione generale, sarebbe risparmiato”.

1700

“Per quanto riguarda la trasparenza nella pubblica amministrazione dobbiamo riconoscerlo: ancora un sacco di lavoro deve essere fatto!”

Così Gianmario Mocera, Presidente di Federconsumatori Lombardia, in occasione della Giornata della trasparenza, l’iniziativa di Regione Lombardia che si è tenuta lo scorso 13 ottobre in Sala Marco Biagi a Palazzo Lombardia.

“Lo dicono i numeri” prosegue Mocera, che spiega: “Le associazioni di consumatori conducono da tempo la battaglia per l’attuazione del comma 461 dell’articolo 2 della legge 244 del 2007 che prevede il coinvolgimento delle stesse in tutte le decisioni riguardanti le imprese afferenti le amministrazioni pubbliche, come le aziende municipalizzate. Federconsumatori ha realizzato una ricerca per capire quanto quella legge sia stata messa in pratica in Lombardia ed i risultati sono, purtroppo, sconfortanti”.

“Abbiamo interrogato più di 1400 comuni – continua il Presidente di Federconsumatori Lombardia – ricevendo meno del 25% delle risposte positive. Il quesito era relativo ai servizi comunali del sistema idrico e raccolta di rifiuti. La Legge 244 identifica nelle associazioni dei consumatori i soggetti titolari dei controlli e dei monitoraggi. Titolari di partecipare alla stesura della Carta Qualità, che le imprese hanno l’obbligo di redigere, verificarne veridicità e costanza nel tempo. Ebbene, abbiamo chiesto alle amministrazioni interpellate se avessero previsto la carta qualità servizi e se nel contratto di servizio avessero tenuto conto di coinvolgere le associazioni di consumatori per controllare, monitorare nel tempo la qualità degli standard previsti nello stesso contratto di servizio. Ebbene, un quarto degli intervistati nemmeno sapeva di cosa stavamo parlando”.

“Insomma – aggiunge Mocera sconcertato – i comuni che hanno risposto, per la stragrande maggioranza dei casi, non hanno una carta qualità dei servizi che informa i cittadini sulle attività pubbliche del comune; senza contare poi che la maggior parte dei comuni non hanno predisposto un sistema di monitoraggio della qualità dei servizi e generalmente, una volta interrogati, si comprende che sono digiuni sull’argomento”.

“Non voglio generalizzare e non voglio dire che tutte le amministrazioni sono attraversate da elementi organizzativi grigi – termina il Presidente di Federconsumatori – ma dal nostro punto di vista osserviamo generalmente poca penetrabilità o difficoltà d’accesso agli atti pubblici e alle informazioni per i cittadini. Non si tratta solo di rendere pubblico i compensi degli amministratori, ma al contrario di quanto avviene, vanno resi trasparenti i momenti decisionali e quelli successivi, che sono anche più importanti”.

Il telemarketing sembra aver invaso la nostra vita. Chi non riceve telefonate, agli orari più disparati, senza che abbia fatto richiesta esplicita di venir informato sul tale o tal’altro prodotto o su tale o tal’altra tariffa? Praticamente nessuno.

La risposta – teorica – per ovviare a questo inconveniente è il cosiddetto “Registro delle opposizioni” al quale ci si può iscrivere (anche solo con “un semplice click”, come si dice) e si dovrebbe (diciamo “dovrebbe”) essere liberati da questa forma di comunicazione commerciale molto intrusiva.

In realtà non è così. Pare che le compagnie di Telemarketing si dimentichino di consultare chi si è iscritto al registro e continuino imperterrite a chiamare cittadini non interessati a nessun tipo di informazione ricevuta in questo modo. Il motivo è molto semplice: molto spesso queste aziende di marketing telefonico, che possono essere “basate” anche fuori dall’Italia, non consultano affatto o hanno grosse difficoltà a farlo, il registro suddetto. In più, i loro clienti (molto spesso compagnie telefoniche o fornitori di gas, luce e acqua), hanno voglia a lamentarsi per un’attività evidentemente scorretta, ma pare che a loro volta possano fare davvero ben poco. Potrebbero rescindere il contratto, opzione che valutano con molta attenzione perché potrebbe essere questa un’operazione per loro non conveniente (a casua di penali e convenzioni siglate, per tutti molto economicamente interessanti).

Insomma c’è poco margine di manovra, ma Federconsumatori non molla e continua ad alzare la voce in materia e prosegue nelle sue costanti segnalazioni al Garante della Privacy, nonché all’Autorità sulle comunicazioni (Agcom) facendo presente il forte disservizio e la pratica commerciale scorretta.

La novità è che stiamo valutando un’azione collettiva, per cui se siete davvero esasperati vi invitiamo a recarvi presso i nostri uffici di Corso san Gottardo 5 a Milano per saperne di più e magari aderire alle nostre azioni.

Nel frattempo vi ricordiamo il link: www.registrodelleopposizioni.it e vi diamo un po’ di istruzioni. L’iscrizione al Registro Pubblico delle Opposizioni è: Rivolta esclusivamente agli Abbonati la cui numerazione è presente negli elenchi telefonici pubblici; Gratutita; A tempo indeterminato; Revocabile senza alcuna limitazione; Possibile in ogni momento, a qualsiasi ora anche nei giorni festivi; Idonea alla contemporanea iscrizione di più numerazioni intestate allo stesso Abbonato; Sicura e protetta contro l’accesso abusivo, in quanto l’accesso ai dati forniti dall’Abbonato sarà effettuato solo per finalità ispettive da parte del Garante per la Protezione dei dati personali o dell’Autorità giudiziaria; Decade automaticamente quando cambia l’intestatario o si verifica la cessazione dell’utenza, attraverso l’aggiornamento automatico del Registro;

Il dettato normativo definisce che se l’abbonato fornisce di sua spontanea iniziativa i propri dati (esempio da fonti diverse dagli elenchi telefonici pubblici: tessere di fidelizzazione, tessere per raccolta punti, promozioni eccetera) non è detto che sia al riparo da telemarketing, questo diaframma talvolta è estremamente labile. Tuttavia capita sovente che anche chi è iscritto e non ha fornito nessun dato personale sia ugualmente tempestato da telefonate. Quindi è lecito chiedersi, se mi sono registrato perché ricevo ugualmente le telefonate? Se comunico all’operatore che sono iscritto al Registro, alcuni si scusano, altri chiudono repentinamente la comunicazione, ma perché c’è pure chi continuano ugualmente? È questo che dovremmo domandare a chi gestisce questo servizio e alle istituzioni.

“Trattenuta mensile nella bolletta della luce; criptare il segnale del digitale terrestre e consentire solo a chi è in regola col pagamento del canone Rai di guardarsi la televisione. Cosa s’inventeranno mai per obbligare gli italiani a pagare la tassa sul possesso dell’apparecchio televisivo? Staremo a vedere, fatto sta che stiamo attraversando un momento di storico cambiamento per questa altrettanto storica ‘gabella’, forse storicamente la meno amata dagli italiani”.

Esordisce così il Presidente di Federconsumatori Lombardia, Gianmario Mocera, inserendosi nel dibattito in corso ed in riferimento alle novità che molto probabilmente saranno contenute nella prossima Finanziaria e che riguarderanno il pagamento del Canone Rai.

“Federconsumatori Lombardia – prosegue Mocera – è di principio contraria all’evasione fiscale: se una tassa è stabilita per legge bisogna pagarla, punto a basta. In più, potrebbe essere fondamentalmente d’accordo a fare in modo che per garantire la riscossione del Canone Rai, lo stesso venga inserito nella bolletta elettrica. L’importante è fare in modo che l’operazione, se deve avviarsi, sia fatta in maniera corretta, trasparente e che funzioni sin dall’inizio in modo equilibrato e giusto”.

“Se guardiamo al di là dei nostri confini – prosegue il presidente di Federconsumatori Lombardia – in Francia, per esempio, esiste un canone molto simile al nostro. Esso è già inserito da tempo nella bolletta elettrica, ma i francesi hanno la fortuna di avere pochi operatori che tra loro, nella riscossione, non confliggono affatto e raramente causano situazioni di disservizio e o di mala gestione. Come andrebbero invece le cose nel nostro Paese, con un mercato non-tutelato, ovvero liberalizzato, già così sviluppato? Coi tanti operatori che esistono sul piatto e che, tra piccoli e meno piccoli, potrebbero avere serie difficoltà a fare in modo che la riscossione funzioni per il meglio?” Si domanda Ginamario Mocera che prosegue: “Facciamo un esempio: la legge stabilisce che se possiedo più case, ma sono tutte intestate a me, devo pagare un solo canone tv. Una volta che lo stesso fosse collegato alla bolletta luce, se tutte e tre le utenze sono intestate a una medesima persona, non ci sarebbero problemi, quella pagherebbe l’unico canone dovuto. Se però le bollette fossero intestate a persone diverse, ma naturalmente della medesima famiglia tipo moglie e marito, agli occhi di un operatore con poche risorse in grado di avviare lunghe e laboriose verifiche, quelle risulterebbero titolari di differenti Canoni Rai, e a loro sarebbero chiesti i pagamenti di entrambi. A quel punto, una volta anticipati i soldi, la trafila si farebbe molto complicata prima di ottenere il dovuto rimborso. Nel caso del vecchio bollettino, invece, accorgendosi dell’errore con una semplice raccomandata si può comunicarlo e spiegarlo, evitando di anticipare; ma se liquido subito in bolletta, quanto dovrò penare?”

Mocera si sofferma infine su un aspetto più etico relativo al servizio di riscossione: “Alcune indiscrezioni sembrano ascrivere direttamente ad Enel Spa il servizio di raccolta del tributo. Ovvero sarà costituito un ‘service’ in capo a Enel che a prescindere dall’operatore elettrico che si abbia, sarà autorizzato ad agire in bolletta per riscuotere il tributo. Fosse vera questa ipotesi, Federconsumatori Lombardia la considera molto poco trasparente. Noi crediamo che ad operare in questo settore debba essere scelto un operatore che abbia aderito ad un pubblico incanto e che l’abbia vinto, avendo proposto preventivamente un’offerta convenente, in mezzo ad altre, alla pubblica amministrazione. Se questa cosa nuova della riscossione del Canone Rai in bolletta deve nascere, che nasca bene e sia onesta, trasparente e funzionale per il cittadino.