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Gli italiani costretti a divorziare preferiscono la via breve tracciata dalla riforma del divorzio approvata l’anno scorso. Quindi strada aperta ai Comuni e meno affollamento presso gli uffici dei giudici.

È quanto riferito da una ricerca svolta in 15 tribunali italiani (10 scelti a campione più cinque di grandi città) dove è emerso che non solo davanti ai giudici si litiga di meno (tutte le nuove cause civili sono in calo del 20%), ma che la flessione più importante, pari al 30% rispetto all’anno scorso, riguarda divorzi e separazioni.

A Milano, però, c’è qualcosa che non va. Mentre nel resto delle grandi città il calo delle “liti” di fronte al giudice è in netto calo – si pensi che a Torino dove si è registrato un – 35 per cento – Milano risulta essere in controtendenza, con +4,2 per cento. Ciò significa che nel capoluogo lombardo ancora molto è da fare e Federconsumatori Milano e Lombardia si offre per assistere i cittadini, consigliandoli al meglio ed evitando, nel caso, l’oneroso passo di rivolgersi a un giudice.

Il 26 maggio 2015 è entrata in vigore la riforma del divorzio. Non saranno più necessari tre anni per dirsi addio, come previsto dalla riforma della legge Fortuna-Baslini, ma solo 6 mesi, se la separazione è consensuale, o al massimo un anno se si decide di ricorrere al giudice.

E le nuove procedure possono valere anche chi ha una causa di divorzio già in corso. Numerose le novità introdotte dalla nuova legge. I tempi, innanzitutto. Fino a oggi lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio poteva essere chiesto da uno dei coniugi non prima di tre anni di separazione. Con il divorzio breve il termine scende a 12 mesi per la separazione giudiziale e a 6 mesi per quella consensuale, indipendentemente dalla presenza o meno di figli.

Novità, poi, sulla comunione dei beni, che si scioglie quando il giudice autorizza i coniugi a vivere separati o al momento di sottoscrivere la separazione consensuale; prima si realizzava solo con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione.

Una novità proposta durante la presentazione del libro dell’assessore della Giunta Pisapia, Franco D’Alfonso, presso la sede di Federconsumatori Milano e Lombardia

Un assessorato al consumo! E perché no? Un assessorato a difesa degli utenti e dei cittadini che quotidianamente si rivolgono agli uffici pubblici, alle società energetiche, alle banche, ai negozi, ai centri commerciali e chi più ne ha più ne metta. Un’ipotesi uscita dall’incontro avvenuto il 10 settembre scorso presso la sede di Federconsumatori Milano, dove è stato presentato il libro dell’Assessore al Commercio, Attività produttive, Turismo, Marketing territoriale e Servizi Civici, Franco D’Alfonso, dal titolo: “Il Partito della città”.

Tra le prospettive, infatti, che si presenteranno ad una nuova giunta, nel quinquennio 2016-2021, anche quella di rappresentare al meglio gli interessi ed i bisogni dei consumatori, magari proprio con un assessorato a loro dedicato.

“Perché abbiamo voluto presentare questo libro presso la sede di Federconsumatori Milano e Lombardia? Perché se è vero che da Milano si possono riformare in positivo le municipalità, quale miglior occasione per fare il punto su cosa si potrebbe introdurre, come riforma, sulle questioni del consumo? Un assessorato che vada in questa direzione potrebbe essere un’ottima risposta”.

Così il Presidente di Federconsumatori Lombardia, Gianmario Mocera.

“ ‘Il partito della città’ – continua Mocera – è di pregio. Racconta i cento anni di storia delle giunte milanesi, a partire dal 1912 con Emilio Caldara, primo sindaco riformista d’Italia. La tradizione ha visto, negli ultimi cento anni, la sinistra governare la città, con una sola pausa di vent’anni nel periodo berlusconiano. Nomi come Majno, Corridoni, Forlanini, Farini, Mangiagalli, Pini, sono nomi di vie di Milano, ma D’Alfonso restituisce a questi personaggi la loro storia; inoltre identifica nel riformismi i primi elementi di novità nel Governo della Città”.

D’Alfonso ricorda che nel 1912 venne introdotto da Caldara il primo assessorato al lavoro: cento anni fa! Il primo assessorato al welfare ambrosiano, con il coinvolgimento della Società Umanitaria. “Insomma a Milano – commenta il Presidente di Federconsumatori Milano e Lombardia – secondo l’autore, c’è stata una rivoluzione riformista, lunga e costante che ha fatto della Città un luogo con caratteristiche proprie rispetto alla Capitale e al resto del Paese”.

Entrando nel merito di questioni più prettamente consumeriste, Mocera ricorda: “L’assessore D’Alfonso ha gestito, per quel che ho potuto vedere, la vicenda del cosiddetto comma 461 della legge 244, ovvero l’introduzione per la prima volta dei monitoraggi delle attività delle Società Pubbiche, con oculatezza, ma di fatto è mancata la volontà nel suo complesso della Giunta. Ognuno chiuso a casa propria, ha fatto sì che la funzione di ‘facilitatore’ di D’Alfonso non abbia funzionato. Quindi la futura giunta si dovrà porre di nuovo il problema?”

“Quel che chiediamo – conclude Mocera – è prima di tutto un salto di qualità e una riflessione seria, che serva in prospettiva, su come gestire i problemi di trasparenza e monitoraggio delle attività rese ai cittadini, quindi Carte dei Servizi condivise e verifica costante nel tempo degli standard delle aziende municipalizzate”.

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