Federconsumatori Lecco vince la sua battaglia contro le protesi all’anca difettose. Alcuni dei pazienti che purtroppo ne avevano constatato i difetti e che attraverso Federconsumatori avevano fatto causa a una multinazionale americana che le produce, hanno cominciato ad ottenere i primi risarcimenti. Alla sbarra alcuni impianti di articolazioni artificiali, che poi si è scoperto essere potenzialmente pericolose per un difetto di fabbricazione.

Sono 99 i degenti che, tra il 2005 e il 2009, sono stati sui tavoli delle camere operatorie del presidio brianzolo di Merate, in provincia di Lecco, per sottoporsi a un intervento di impianto dei dispositivi clinici, 116 in tutto, dato che in alcuni casi è stato necessario procedere a doppi innesti. L’allarme è stato dato qualche anno fa dagli stessi tecnici della società statunitense che produce queste apparecchiature, avendo riscontrato alcune frizioni anomale e soprattutto possibilità di “metallosi”, ovvero di un tipo di del sangue dovuta al rilascio di sostanze nocive a causa dello sfregamento delle componenti delle protesi, che all’epoca erano ritenute le migliori in assoluto. I pazienti avvertiti della brutta anomalia, hanno eseguito una serie di esami ed hanno scoperto che in effetti le cose stavano come gli avevano raccontato, e sono stati riscontrati parametri anormali nel sangue, ottenendo la possibilità di tornare in camera operatoria per sostituire la protesi difettosa.

Le persone che hanno riscontrato questo difetto si sono dovute successivamente sottoporre a nuovi cicli di fisioterapia e ad altre cure mediche per curarsi. Soldi spesi a causa di una mancanza altrui per la quale coloro i quali hanno chiesto un indennizzo, oggi si vedono per la prima volta liquidare. Per fortuna non si è dovuti finire in tribunale ma l’azienda che ha realizzato le protesi ha deciso di sottostare a un accordo bonario.