Il problema della responsabilità dell’operatore turistico è divenuto negli ultimi anni, grazie allo straordinario sviluppo del turismo quale fenomeno di massa, un tema di rilevante attualità, segno che la vacanza ha ormai acquisito una funzione socio-economica tale per cui deve considerarsi come bene di grande importanza per la qualità della vita delle persone.

In tal modo, l’esigenza per il turista a che si realizzi il pieno ed effettivo svolgimento della vacanza, assume importanza decisiva sia al momento della conclusione del contratto tra il consumatore e l’operatore turistico, sia nella fase propria di esecuzione del rapporto contrattuale.

Il nostro ordinamento prevede una tutela per il consumatore che non abbia potuto godere della vacanza a causa di disservizi imputabili all’organizzatore del viaggio (il tour operator) o al venditore dello stesso (l’agenzia di viaggi).

Il nuovo Codice del Turismo amplia, all’art. 33, la nozione di organizzatore di viaggio, intendendo non solo colui che direttamente organizza il pacchetto, ma anche colui che offre al turista la possibilità di realizzare in maniera autonoma il viaggio ed acquistare la combinazione così elaborata, denominato contratto tailor made.

Con l’evoluzione normativa e giurisprudenziale, la finalità di svago e di vacanza entra a far parte del contenuto negoziale del contratto, costituendo elemento caratterizzante del contratto medesimo.

Pertanto, il mancato od inesatto inadempimento delle obbligazioni assunte contrattualmente determinerà l’onere al risarcimento del danno secondo le relative responsabilità, in capo al venditore ed all’organizzatore.

Ai sensi dell’art. 43 comm.2 del Codice del Turismo inoltre è stato espressamente previsto che “l’organizzatore o il venditore che si avvale di altri prestatori di servizi è comunque tenuto a risarcire nel danno sofferto dal consumatore, salvo il diritto di rivalersi nei confronti di terzi”.

Il danno da vacanza rovinata è stato qualificato come danno non patrimoniale, consistente nel “pregiudizio che si sostanzia nel disagio e nell’afflizione subiti dal turista-viaggiatore per non aver potuto godere pienamente della vacanza come occasione di svago e/o di riposo”.

Infatti già la Direttiva Comunitaria 314/90 sulle vacanze tutto compreso, afferma che l’organizzatore risponde “di qualunque pregiudizio causato al viaggiatore

Si tratta dunque di un pregiudizio di tipo psicologico che colpisce il danneggiato ed è riconducibile ai disagi subiti, alla delusione per la mancata realizzazione delle aspettative, al mancato riposo, alla necessità di sollevare reclami e protesti, in generale dal fatto di non aver potuto godere della serenità che è lecito attendersi dalla vacanza.

In definitiva, la frustrazione della finalità di svago si traduce in un vizio funzionale che determina l’estinzione del rapporto obbligatorio, come confermato da un recente arresto giurisprudenziale, laddove si riconosce che “la finalità turistica o lo scopo di piacere della vacanza non costituisce un motivo irrilevante, ma connota la causa concreta del contratto di viaggio in quanto è funzionale e strumentale alla realizzazione dell’interesse ad usufruire di una vacanza di riposo e di svago”. ( Cass. 24 luglio 2007, n. 16315)

La Suprema Corte, ha chiarito e confermato che: “ L’organizzatore o venditore di un pacchetto turistico è tenuto a risarcire qualsiasi danno subuito dal consumatore, a causa della fruizione del pacchetto turistico, anche quando la responsabilità sia ascrivibile esclusivamente ad altri prestatori di servizi, salvo il diritto a rivalersi nei confronti di questi ultimi. Il danno non patrimoniale, quando ricorrano le ipotesi espressamente previste dalla legge, o sia stato leso in modo grave un diritto della persona tutelato dalla Costituzione, è risarcibile sia quando derivi da un fatto illecito, sia quando derivi da un inadempimento contrattuale. Nel nostro sistema il cosiddetto danno da vacanza rovinata viene ormai ricompreso nell’ipotesi di danno non patrimoniale ulteriore rispetto a quello morale.” ( Cass. 13 novembre 2009 n°24044).

Pertanto nella quantificazione del danno da “vacanza rovinata”, si dovrà tener conto della quantificazione del danno non patrimoniale, tenuto conto della durata del viaggio, la gravità ed i giorni di persistenza dei disservizi, il valore soggettivo attribuito al viaggio dal consumatore, lo stress subito a causa dei disservizi o la delusione per la cancellazione improvvisa del viaggio. (G.d.P. Altamura, 04/02/2005, fonti: Corti pugliesi,2006,75 n. Gorgoni, nel rep.:2007, n. 295 – Trib. Pesaro, 10/09/2006, fonti. Corti marchigiane, 2006,617, n. D’Ilio, nel rep. 2007, n. 46)

 

Carmelo Benenti

Responsabile dello staff legale di Federconsumatori Lombardia