La spesa sanitaria nel nostro Paese assorbe mediamente più del 80% delle risorse medie delle Regioni, questo è il dato di fatto! Può essere un indice importante, positivo, il nostro Ordinamento Civile è fortemente proiettato per la salute dei cittadini ed investe ingenti risorse per mantenere il livello del servizio accettabile, se non d’eccellenza, non a caso ancora oggi il nostro sistema sanitario è ritenuto uno dei migliori al mondo. Altro dato incontrovertibile è che il Servizi Sanitario Nazionale, nato del 1978 con la Legge 883 è esempio di una legislazione innovativa e democratica, in linea con la Carta Costituzionale. La Legge ha stabilito per la prima volta un servizio Pubblico Universale gratuito a tutti i cittadini, superando le casse malattia, le mutue, le cliniche, ecc…ci sono voluti anni di lotte dei sindacati, della società civile per questo risultato. Oggi a distanza di qualche decennio e dopo le modifiche introdotte dai decreti 502 del 1992 e 517 del 93 la situazione è radicalmente cambiata, i dati forniti dal Ministero della Sanità ci dicono cosa è rimasto di Pubblico e cosa è cresciuto nel Privato, paradossalmente il Servizio Sanitario Nazionale Pubblico è diventato più o meno la metà. Cos’ha determinato una separazione così netta tra Pubblico e Privato? Nel 1992 il legislatore con decreto legislativo n. 502, integrato con il successivo 517 del 1993 modificò il sistema sanitario per rimettere ordine e cercare di frenare la crescita delle spese sanitarie, anche a seguito di diversi scandali che avevano investito la sanità. Con questi provvedimenti s’introdusse il concetto di “azienda” e iniziò un nuovo processo di riforma. A mio avviso è qui che si è determinato il grosso dell’esborso Pubblico affidato alle Regioni, di fatto si paga sia il sistema Pubblico che quello Privato, pagando due volte un sistema sanitario per i cittadini, è qui il vulnus. La cattiva sanità Pubblica non capace di organizzarsi a pieno con le proprie strutture, ha volutamente delegato al privato, di fatto, la gestione di innumerevoli servizi ai cittadini, esami, diagnostiche generali e specialistiche, tant’è che se si vuole un qualsiasi esame si corre, senza indugio, nelle strutture Private, in grado in pochi giorni di soddisfare le esigenze. Siamo già a pieno titolo in una sanità privata finanziata con soldi pubblici. Non ci sarebbe nessuna obiezione da porre qualora si trattasse di Sanità veramente privata, fatta con investimenti privati e pagati direttamente da cittadini che preferiscono pagarsi di tasca propria le prestazioni. Ma quando i soldi pubblici finanziano due sistemi sanitari, cioè quello delle ASL e delle AO e in aggiunta il sistema “accreditato”, questo crea un buco nei bilanci. Bisogna porsi la domanda: ha senso tutto ciò? Ha senso proseguire con gli accreditamenti? Per ripianare il debito si è pensato di infierire ancor di più sul sistema pubblico, Infatti la risposta è stata : incremento dei ticket, cioè 20€ a prestazione nel pubblico anche per prestazioni da 1,50€. mentre nel privato no. Un altro aspetto fondamentale è quello del sistema legato al medico di base, punto focale del sistema sanitario. Dal medico di base partono la gran parte di richieste di analisi e di diagnostica, il medico di base, normalmente non fa una diagnosi e quasi interamente si appoggia agli esami, il medico di base appare così come un mero dispensatore di esami, molti parlano di Medicina Preventiva e gli esami prescritti sono un accertamento. Il medico di base non fa una diagnosi se non prima di un accertamento, manca la conoscenza del paziente. La Carta Regionale Elettronica, avrebbe dovuto essere funzionale ai cittadini e di conseguenza anche ai medici, avrebbe dovuto riportare tutto quello che accade ad un cittadino, registrare esami, visite mediche e che tipo di farmaci si è usati. Purtroppo questo non accade e il medico stesso non è aiutato in questo lavoro, che se ben strutturato, sicuramente può permettere al medico di base un lavoro diverso, probabilmente capace di superare una parte consistente di esami, cosi facendo a contribuire alla diminuzione della spesa sanitaria ed a essere più medico e meno burocrate e passa carte. Ultima questione è relativa alle ingenti spese per approvvigionamento del necessario per far funzionare il sistema, dalle apparecchiature per la diagnostica a i piccoli presidi medici, gli scanali di questi ultimi mesi balzati alla cronaca, hanno evidenziato abusi e discrezionalità degli acquisti, ognuno decide, o meglio decideva quello che voleva, creando enormi disparità di costo da una regione all’altra. Quello che appare lampante in questa vicenda, è la mancanza di controlli, nessuno guarda, non esiste un sistema strutturato dei controlli, non esiste una legge che li impone, non si tratta solo di stabilire le gare per le forniture, ma di istituire monitoraggi costanti nel tempo per verificare la qualità degli standard, oggi non verificata. Poche ricette ma rilevanti possono dare una svolta al sistema e recuperare efficienza e risorse, vanno fatte scelte coraggiose a favore dei cittadini e non dei baroni della medicina o del politico di turno, se fossero introdotte riforme organizzative mirate il sistema ne avrebbe un profondo beneficio e l’ingente quantità di risorse, provenienti dalla tassazione generale sarebbe risparmiato.