All’On. Federica Guidi Ministro per lo Sviluppo Economico

Egregio Signor Ministro,

abbiamo appreso che il Governo ha intenzione di presentare tra pochi giorni una Legge sulla Concorrenza che prevedrebbe l’abolizione del Mercato Tutelato: entro il 30 giugno 2016 per i consumatori domestici del settore elettrico. Le scriventi Associazioni Consumatori ACU, ADOC, Adusbef, Assoconsum, Assoutenti, Casa del Consumatiore, Cittadinanzattiva, Codacons, CODICI, Confconsumatori, CTCU Bolzano, Federconsumatori, Movimento Consumatori, Lega Consumatori e Unione Nazionale Consumatori, denunciano con forza il rischio che il principale effetto di questa misura sarà quello di aggiustare i conti delle aziende energetiche a spese dei consumatori domestici e delle piccolissime imprese. Vogliamo credere che non sia questa l’implicita intenzione del governo. Il superamento del Mercato Tutelato, infatti, eliminerebbe sia il meccanismo dei prezzi di riferimento fissati dall’Autorità per i consumatori domestici, che impedisce comportamenti collusivi fra gli operatori, sia l’azione dell’Acquirente Unico. La fine del ruolo dell’Acquirente Unico che, per suo tramite, consente la partecipazione al mercato all’ingrosso anche dei clienti domestici del Mercato Tutelato, e che fino ad oggi ha comprato a prezzi concorrenziali assicurando una efficace tutela di prezzo ai piccoli clienti elettrici, determinerebbe quindi un significativo passo indietro dal punto di vista della concorrenza, con la facile previsione che la prima conseguenza sarà un aumento dei prezzi dell’elettricità per i clienti domestici. Inoltre, le famiglie dovrebbero a quel punto scegliersi un nuovo contratto di fornitura sul Mercato Libero. E’ facile prevedere che soltanto una piccola parte dei clienti domestici sceglierebbe un altro operatore rispetto a quello che sinora le ha servite nel Mercato Tutelato. La stragrande maggioranza dei consumatori semplicemente rimarrà con il suo fornitore di sempre, ovvero quello collegato alla Società di Distribuzione. E saranno soprattutto i consumatori vulnerabili quelli più esposti, perché poco mobili e meno capaci di valutare tutte le clausole di un contratto sul Mercato Libero. Non v’è dubbio che saranno proprio questi che pagheranno il conto più caro: troppo grande è la loro disparità di potere contrattuale, non compensabile dal semplice monitoraggio di tali prezzi da parte dell’Autorità per l’energia e/o da quella per la concorrenza per un periodo di tempo limitato. Non si tratta di fare allarmismi, ma di fare i conti. Nel mercato dell’energia elettrica, ad esempio, per i consumatori domestici, sia liberi che tutelati, circa l’83% dei volumi di vendita sono appannaggio dei primi 3 gruppi societari italiani, con il primo che raggiunge da solo addirittura il 76% (dati dalla Relazione dell’Autorità 2014). Una situazione che va chiamata col suo vero nome: oligopolio con forti venature di monopolio. Pressappoco quello che c’era in Italia prima della liberalizzazione del 1999. In un contesto simile, è francamente incomprensibile quale potrebbe essere la ragione per cui si dovrebbe avviare la corsa al ribasso dei prezzi immaginata da alcuni teorici delle liberalizzazioni. Gli operatori potrebbero infatti fissare i propri prezzi senza confrontarsi con alcun benchmark e in assenza di serie misure antitrust, quali la separazione proprietaria tra generazione, vendita e distribuzione. È evidente infatti che la semplice sorveglianza sui prezzi non costituisce un reale deterrente, sia che avvenga ex ante sia, a maggior ragione, qualora avvenisse solo ex post. Le autorità infatti non possono certo decidere quale sia il prezzo giusto per il consumatore finale. Possono soltanto verificare che i prezzi offerti non si discostino eccessivamente da una media di mercato o da alcuni indici appositamente individuati. Ma nell’assetto attuale, una volta eliminato il prezzo di riferimento del Mercato Tutelato, che costituisce comunque un benchmark ben visibile, gli operatori potrebbero attuare accorte e graduali strategie di prezzo convergenti, volte ad alzarne il livello per il piccolo consumatore privo di potere contrattuale. La manipolabilità dei prezzi e la mancata trasparenza della loro formazione rispetto all’assetto attuale è esattamente la preoccupazione che ci spinge a denunciare con forza il rischio di trasformare definitivamente il consumatore domestico in una mucca da mungere. È sotto gli occhi di tutti che la crisi economica, con la contrazione della domanda da essa provocata, unita alla crescita non ben governata della produzione da fonti rinnovabili, ha posto il settore della generazione termoelettrica in gravissime difficoltà. Si moltiplicano infatti, da parte degli operatori, gli appelli per l’adozione, da un lato, di misure che facilitino la crescita dei consumi domestici e, dall’altra, di misure di sostegno declinate di volta in volta come Capacity payment o come Capacity market, ma tutte riconducibili comunque a meccanismi di remunerazione della capacità, indipendenti dalla effettiva produzione di energia. In un simile contesto, è chiaro che, in assenza di altri strumenti capaci di spezzare il filo diretto tra la produzione di energia e la sua vendita – oggi verticalmente integrata in operatori che svolgono entrambe le attività (e spesso anche la distribuzione) –, non esiste per gli operatori integrati nessun interesse a contenere i prezzi, figuriamoci a ridurli. È esattamente la situazione che si è verificata in Gran Bretagna, dove il mercato è interamente liberalizzato. I primi sei operatori integrati, detti BIG SIX, detengono circa il 95% delle quote del mercato elettrico domestico: siamo dunque su cifre analoghe all’Italia. Secondo l’OFGEM, l’Authority britannica per il settore energetico, questa situazione ha determinato un problema di tacita coordinazione fra gli operatori. Infatti, l’andamento crescente dei prezzi dell’elettricità e la lentezza con cui i prezzi delle BIG SIX si adeguano alla riduzione dei costi all’ingrosso, associata invece alla velocità con cui risalgono, lasciano sospettare che ci sia una coordinazione implicita tra gli operatori. Per questo l’OFGEM ha chiesto l’intervento della CMA, l’Antitrust inglese, che ha iniziato una indagine volta all’assunzione di misure atte a modificare questo stato di cose. Dalle prime indiscrezioni trapelate sulla stampa britannica emerge che una delle possibilità che il market watchdog inglese sta valutando precisamente la costituzione di un approvvigionatore all’ingrosso per i clienti domestici. Sarebbe paradossale che l’Italia, avendo da subito adottato questo tipo di soluzione (Acquirente Unico), vi rinunciasse a favore di un modello di liberalizzazione del segmento retail su cui è in corso una riflessione fortemente critica proprio in Gran Bretagna, cioè il paese stesso in cui tale modello è stato teorizzato e inizialmente attuato. E sarebbe vieppiù paradossale, a fronte del fatto che da anni denunciamo all’Autorità per l’Energia, al Governo e al Parlamento come il mercato elettrico sia ancora costellato di pratiche commerciali scorrette e caratterizzato da scarsa trasparenza nelle offerte, che spesso maschera una carenza di reali vantaggi economici, con effetti contrari alle aspettative dei consumatori. Dall’ultima relazione dell’AEEGSI, infatti, emerge che le famiglie passate al Mercato Libero hanno sottoscritto mediamente contratti più onerosi rispetto al mercato di maggior tutela, del +16,7% nel settore dell’energia elettrica (+42,5 Euro annui per il consumo di una famiglia media) e del +7,9% nel settore del gas (+68,2 Euro annui), per una maggior spesa complessiva di 121 euro annui. Inoltre molti utenti che sono passati al Mercato Libero l’hanno fatto con poca consapevolezza, spesso perché spinti dalle pratiche aggressive adottate dalle compagnie. Lo dimostra l’aumento esponenziale dei reclami relativi alle pratiche commerciali scorrette avvenuto negli ultimi anni, che incidono per il 18% sul totale dei 500 mila reclami scritti pervenuti alle aziende nel 2013: il 70% del totale dei riguardano proprio il Mercato Libero, per cause spesso legate alla fatturazione elettrica. Citiamo qui solo di passaggio, ma la questione richiederebbe un approfondimento a parte, il fatto che la scomparsa del Mercato Tutelato farebbe venir meno tutta la regolazione della qualità del servizio ad esso connessa. Non si può tacere, infine, che la prevedibile crescita dei prezzi fin qui argomentata, con trasferimento di ricchezza dal consumatore finale domestico alle Imprese, si aggiungerebbe ad una serie di gravami che già hanno trasformato la bolletta dei cittadini italiani in un bancomat per lo stato. Oltre all’altissima incidenza del costo degli incentivi alle fonti rinnovabili, sino ai costi per il decommissioning nucleare che si trascinano ad oltre vent’anni dalla chiusura delle centrali, non possiamo non ricordare che diverse norme succedutesi nel corso degli anni hanno stabilito dei prelievi in bolletta destinati al bilancio dello Stato, che costituiscono vere e proprie imposte di dubbia costituzionalità. Se è già intollerabile che la bolletta degli italiani sia utilizzata come un bancomat, è ancor più inammissibile che si trasformi in un meccanismo di remunerazione per le imprese mascherato da libera concorrenza. Signor Ministro, le sottoscritte Associazioni dei Consumatori Le chiedono un incontro per poterLe illustrare più dettagliatamente la nostra contrarietà al provvedimento in questione e per verificare la possibilità di un Suo intervento per evitarne l’approvazione.

In attesa di un cortese riscontro, distintamente La salutiamo.

ACU, ADOC, Assoconsum, Adusbef, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Codacons, CODICI, Confconsumatori, CTCU Bolzano, Federconsumatori, Movimento Consumatori, Lega Consumatori, Unione Nazionale Consumatori

Roma,10 febbraio 2015