Archives for luglio, 2015

Dopo la segnalazione dell’associazione Federconsumatori Lombardia è giunto analogo preoccupato avviso da Brescia: fantomatici operatori A2A che, in alcuni casi con tanto di spilla all’occhiello, ben in vista e marchiata A2A, propongono contratti per luce e gas, in realtà per conto di un’altra società energetica. La nuova segnalazione fa riferimento ad episodi avvenuti in questi giorni nei Comuni di Vestone, Mura, Castegnato, Borgosatollo e, nuovamente, Brescia. Ribadiamo che in nessun caso A2A Energia fa proposte commerciali ai clienti domestici attraverso il porta a porta, ma solo telefonicamente. Esclusivamente per il segmento business ( piccole attività commerciali, di servizi, ecc.) vengono contattati preventivamente i clienti con una telefonata, un’email o una lettera e prenotato l’appuntamento. In questi casi tutto il materiale commerciale (contratti e brochure) in utilizzo ai nostri incaricati espone chiaramente il logo e la denominazione A2A Energia. Gli incaricati di A2A devono sempre esibire il tesserino di riconoscimento completo di nome, cognome e logo di A2A Energia ed è possibile chiamare il Servizio Clienti al numero gratuito 800 011 639 per avere conferma dell’identità di un dipendente/incaricato dell’azienda. Altri elementi identificativi, come le spillette marchiate, non hanno alcun valore. Come utili lementi informativi, ricordiamo altri casi di possibile truffa, oltre alla proposta sotto falso nome di contratti di fornitura di energia, al solo scopo di incamerare le commissioni: – richiesta di una bolletta dell’energia o del gas, promettendo spese inferiori, in realtà per carpire i dati dell’utenza e attivare un nuovo contratto, anche senza la firma del cliente; – proposta di acquisto di apparecchiature per rilevare le fughe di gas, pena sanzioni nel caso in cui non venisse eseguito il lavoro. In questo modo vengono venduti a prezzi elevati apparecchi spesso inutili o di minor valore economico; – richiesta di pagamento delle bollette o rimborso con denaro falso di importo superiore per ottenere il resto con denaro regolare; – controllo del contatore dell’acqua fingendo anche di analizzare il flusso idrico e facendo seguire la raccomandazione di applicare un apposito depuratore. In tutti i casi di proposte sospette A2A esorta a chiamare prontamente le Forze dell’Ordine, segnalando il fatto. Ricordiamo anche che contro i falsi contratti commerciali è possibile esercitare il diritto di recesso, appoggiandosi alle Associazioni dei consumatori attive sul territorio, che sono in grado di fornire un valido supporto in queste situazioni.

Contatti:

Alfredo Ghiroldi, A2A Relazioni Istituzionali – Brescia e Bergamo. alfredo.ghiroldi@a2a.eu

I soldi per la distribuzione e somministrazione la nuova terapia antiepatite C sono stati anticipati dalla Regione in attesa che il ministero della Salute definisca il fondo per i farmaci innovativi. Da dicembre ad oggi il numero di pazienti presi in carico dalle strutture lombarde è di circa.”La Direzione generale Salute, attendendo che a livello ministeriale venga definito il fondo per i farmaci innovativi, ha anticipato finanziando fino ad oggi la distribuzione e la somministrazione dei farmaci anti epatite C prevedendo 160 milioni di euro per il trattamento”. A darne notizia è una nota della Lombardia, che sottolinea di essere stata “tra le prime regioni ad attivarsi per l’erogazione dei nuovi farmaci per l’HCV, appena sono stati autorizzati in Italia, e già a dicembre 2014 le Strutture Lombarde erano in grado di assicurare l’erogazione”. Oggi il numero di pazienti presi in carico dalle strutture lombarde è di circa 2.400. “La Regione – spiega la nota -, in pochi mesi, è già riuscita a coinvolgere il 35 per cento dei lombardi, confermando come le strutture stiano prendendo in carico i pazienti sulla base dell’appropriatezza prescrittiva e in modo molto veloce anche in confronto ad altre Regioni”.

Dallo scorso mese di maggio, le fatture Telecom sono emesse con il marchio TIM, che quindi sarà l’unica società di riferimento per le bollette del telefono di chi prima aveva sottoscritto un contratto con Telecom. Le fatture inoltre avranno cadenza mensile e non più bimestrale. Automatico, per i consumatori, il passaggio ai nuovi piani tariffari che, in alcuni casi, non comportano sostanziali diversità dai precedenti, ma, in altri, i rincari sono evidentissimi. Così, chi vorrà recedere dall’abbonamento (e magari cercare un nuovo operatore telefonico) avrà tempo fino al 15 agosto 2015 per farlo senza subire spese aggiuntive: dopo tale data, invece, la conversione dei piani tariffati precedentemente applicati sarà automatica. Veniamo all’aspetto delle tariffe.

I 17 vecchi piani tariffari sono stati ridotti a tre: “Tutto voce”, “Voce” e “Tutto”. Tali contratti sono stati attivati lo scorso 1° Maggio in automatico, sulle linee fisse residenziali (linee telefoniche “di casa”). Sono rimaste invariate solo le offerte “a pacchetto” (linea di casa+ADSL e altro). Vediamo alcune casistiche possibili:

Voce senza internet – Non esiste più il classico contratto base del servizio universale a canone fisso (18,54 euro) + telefonate fatturate a consumo (era il contratto telefonico solo voce senza internet). Chi aveva questo tipo di piano tariffario è passato automaticamente a un contratto flat denominato “Tutto voce”: il costo fisso mensile è di 29 euro e comprende il vecchio canone e chiamate illimitate a fissi e cellulari. In tal caso il rincaro è stato di 10,46 centesimi (da 18,54 cent a 29 euro): circa 20 euro in più a bimestre.

Voce e adsl – Chi oltre alla linea telefonica aveva anche il collegamento a internet, è passato a Tutto, pagando 44,90 euro al mese con chiamate e adsl (a 7 mega) illimitati. In questo caso, non c’è stato alcun rincaro.

Voce – Il contratto Voce è destinato a chi fa poche chiamate e non usa internet: la tariffa è di 19 euro mensili + chiamate al consumo (10 centesimi per le chiamate su cellulare e verso fisso, senza scatto alla risposta e tariffazione a scatti ogni sessanta secondi).

Tutto Fibra – Infine c’è la fibra, per chi vuole la connessione a Internet performantissima. In tal caso, alla vecchia adsl viene sostituita una linea a fibra ottica al costo di 44,90 euro per il primo anno e 54,90 per i successivi. Le comunicazioni agli utenti

Poiché il passaggio ai nuovi contratti è avvenuto automaticamente, con delle semplici comunicazioni sulle bollette, che di norma i consumatori erano soliti conservare nel fascicolo dopo il pagamento, senza perdere tempo a leggere le informazioni commerciali, è intervenuta l’Autorità garante per le telecomunicazioni che ha rilevato l’inadeguatezza di tali informazioni rispetto alla legge. In pratica, sulle bollette mancava la dicitura “Variazione delle condizioni economiche e contrattuali”. Inoltre, l’Authority ha stigmatizzato la scarsa chiarezza, imponendo a Telecom di ripetere la comunicazione e di allungare il termine per recedere senza spese. Le nuove comunicazioni e i termini più lunghi per il recesso Così, con un comunicato apparso sul proprio sito, Telecom ha informato l’utenza circa le novità indicando, questa volta in modo corretto, le “Variazione delle condizioni”. Risultato: gli abbonati avranno tempo fino al 15/8/2015 per recedere senza spese con comunicazione scritta (raccomandata a/r non obbligatoria ma consigliata). Inoltre, entro fine ottobre 2015 gli utenti a cui è stato attivato “Tutto voce” possono passare a “Voce” (19 euro al mese + chiamate a consumo): l’offerta, infatti, è più simile alle condizioni contrattuali base applicate fino a maggio e quella che conviene di più a chi effettua poche chiamate.

Consenso espresso – L’AGCOM inoltre osserva che per gli utenti del servizio base-universale titolari, prima delle modifiche di maggio, di una linea con il solo servizio base telefonico (e dati) con tariffa a consumo senza altre offerte particolari, non è sufficiente la semplice comunicazione, ma Telecom dovrà acquisire il consenso espresso perché, con i nuovi piani, costringe l’utente a pagare un servizio ulteriore.

All’On. Federica Guidi Ministro per lo Sviluppo Economico

Egregio Signor Ministro,

abbiamo appreso che il Governo ha intenzione di presentare tra pochi giorni una Legge sulla Concorrenza che prevedrebbe l’abolizione del Mercato Tutelato: entro il 30 giugno 2016 per i consumatori domestici del settore elettrico. Le scriventi Associazioni Consumatori ACU, ADOC, Adusbef, Assoconsum, Assoutenti, Casa del Consumatiore, Cittadinanzattiva, Codacons, CODICI, Confconsumatori, CTCU Bolzano, Federconsumatori, Movimento Consumatori, Lega Consumatori e Unione Nazionale Consumatori, denunciano con forza il rischio che il principale effetto di questa misura sarà quello di aggiustare i conti delle aziende energetiche a spese dei consumatori domestici e delle piccolissime imprese. Vogliamo credere che non sia questa l’implicita intenzione del governo. Il superamento del Mercato Tutelato, infatti, eliminerebbe sia il meccanismo dei prezzi di riferimento fissati dall’Autorità per i consumatori domestici, che impedisce comportamenti collusivi fra gli operatori, sia l’azione dell’Acquirente Unico. La fine del ruolo dell’Acquirente Unico che, per suo tramite, consente la partecipazione al mercato all’ingrosso anche dei clienti domestici del Mercato Tutelato, e che fino ad oggi ha comprato a prezzi concorrenziali assicurando una efficace tutela di prezzo ai piccoli clienti elettrici, determinerebbe quindi un significativo passo indietro dal punto di vista della concorrenza, con la facile previsione che la prima conseguenza sarà un aumento dei prezzi dell’elettricità per i clienti domestici. Inoltre, le famiglie dovrebbero a quel punto scegliersi un nuovo contratto di fornitura sul Mercato Libero. E’ facile prevedere che soltanto una piccola parte dei clienti domestici sceglierebbe un altro operatore rispetto a quello che sinora le ha servite nel Mercato Tutelato. La stragrande maggioranza dei consumatori semplicemente rimarrà con il suo fornitore di sempre, ovvero quello collegato alla Società di Distribuzione. E saranno soprattutto i consumatori vulnerabili quelli più esposti, perché poco mobili e meno capaci di valutare tutte le clausole di un contratto sul Mercato Libero. Non v’è dubbio che saranno proprio questi che pagheranno il conto più caro: troppo grande è la loro disparità di potere contrattuale, non compensabile dal semplice monitoraggio di tali prezzi da parte dell’Autorità per l’energia e/o da quella per la concorrenza per un periodo di tempo limitato. Non si tratta di fare allarmismi, ma di fare i conti. Nel mercato dell’energia elettrica, ad esempio, per i consumatori domestici, sia liberi che tutelati, circa l’83% dei volumi di vendita sono appannaggio dei primi 3 gruppi societari italiani, con il primo che raggiunge da solo addirittura il 76% (dati dalla Relazione dell’Autorità 2014). Una situazione che va chiamata col suo vero nome: oligopolio con forti venature di monopolio. Pressappoco quello che c’era in Italia prima della liberalizzazione del 1999. In un contesto simile, è francamente incomprensibile quale potrebbe essere la ragione per cui si dovrebbe avviare la corsa al ribasso dei prezzi immaginata da alcuni teorici delle liberalizzazioni. Gli operatori potrebbero infatti fissare i propri prezzi senza confrontarsi con alcun benchmark e in assenza di serie misure antitrust, quali la separazione proprietaria tra generazione, vendita e distribuzione. È evidente infatti che la semplice sorveglianza sui prezzi non costituisce un reale deterrente, sia che avvenga ex ante sia, a maggior ragione, qualora avvenisse solo ex post. Le autorità infatti non possono certo decidere quale sia il prezzo giusto per il consumatore finale. Possono soltanto verificare che i prezzi offerti non si discostino eccessivamente da una media di mercato o da alcuni indici appositamente individuati. Ma nell’assetto attuale, una volta eliminato il prezzo di riferimento del Mercato Tutelato, che costituisce comunque un benchmark ben visibile, gli operatori potrebbero attuare accorte e graduali strategie di prezzo convergenti, volte ad alzarne il livello per il piccolo consumatore privo di potere contrattuale. La manipolabilità dei prezzi e la mancata trasparenza della loro formazione rispetto all’assetto attuale è esattamente la preoccupazione che ci spinge a denunciare con forza il rischio di trasformare definitivamente il consumatore domestico in una mucca da mungere. È sotto gli occhi di tutti che la crisi economica, con la contrazione della domanda da essa provocata, unita alla crescita non ben governata della produzione da fonti rinnovabili, ha posto il settore della generazione termoelettrica in gravissime difficoltà. Si moltiplicano infatti, da parte degli operatori, gli appelli per l’adozione, da un lato, di misure che facilitino la crescita dei consumi domestici e, dall’altra, di misure di sostegno declinate di volta in volta come Capacity payment o come Capacity market, ma tutte riconducibili comunque a meccanismi di remunerazione della capacità, indipendenti dalla effettiva produzione di energia. In un simile contesto, è chiaro che, in assenza di altri strumenti capaci di spezzare il filo diretto tra la produzione di energia e la sua vendita – oggi verticalmente integrata in operatori che svolgono entrambe le attività (e spesso anche la distribuzione) –, non esiste per gli operatori integrati nessun interesse a contenere i prezzi, figuriamoci a ridurli. È esattamente la situazione che si è verificata in Gran Bretagna, dove il mercato è interamente liberalizzato. I primi sei operatori integrati, detti BIG SIX, detengono circa il 95% delle quote del mercato elettrico domestico: siamo dunque su cifre analoghe all’Italia. Secondo l’OFGEM, l’Authority britannica per il settore energetico, questa situazione ha determinato un problema di tacita coordinazione fra gli operatori. Infatti, l’andamento crescente dei prezzi dell’elettricità e la lentezza con cui i prezzi delle BIG SIX si adeguano alla riduzione dei costi all’ingrosso, associata invece alla velocità con cui risalgono, lasciano sospettare che ci sia una coordinazione implicita tra gli operatori. Per questo l’OFGEM ha chiesto l’intervento della CMA, l’Antitrust inglese, che ha iniziato una indagine volta all’assunzione di misure atte a modificare questo stato di cose. Dalle prime indiscrezioni trapelate sulla stampa britannica emerge che una delle possibilità che il market watchdog inglese sta valutando precisamente la costituzione di un approvvigionatore all’ingrosso per i clienti domestici. Sarebbe paradossale che l’Italia, avendo da subito adottato questo tipo di soluzione (Acquirente Unico), vi rinunciasse a favore di un modello di liberalizzazione del segmento retail su cui è in corso una riflessione fortemente critica proprio in Gran Bretagna, cioè il paese stesso in cui tale modello è stato teorizzato e inizialmente attuato. E sarebbe vieppiù paradossale, a fronte del fatto che da anni denunciamo all’Autorità per l’Energia, al Governo e al Parlamento come il mercato elettrico sia ancora costellato di pratiche commerciali scorrette e caratterizzato da scarsa trasparenza nelle offerte, che spesso maschera una carenza di reali vantaggi economici, con effetti contrari alle aspettative dei consumatori. Dall’ultima relazione dell’AEEGSI, infatti, emerge che le famiglie passate al Mercato Libero hanno sottoscritto mediamente contratti più onerosi rispetto al mercato di maggior tutela, del +16,7% nel settore dell’energia elettrica (+42,5 Euro annui per il consumo di una famiglia media) e del +7,9% nel settore del gas (+68,2 Euro annui), per una maggior spesa complessiva di 121 euro annui. Inoltre molti utenti che sono passati al Mercato Libero l’hanno fatto con poca consapevolezza, spesso perché spinti dalle pratiche aggressive adottate dalle compagnie. Lo dimostra l’aumento esponenziale dei reclami relativi alle pratiche commerciali scorrette avvenuto negli ultimi anni, che incidono per il 18% sul totale dei 500 mila reclami scritti pervenuti alle aziende nel 2013: il 70% del totale dei riguardano proprio il Mercato Libero, per cause spesso legate alla fatturazione elettrica. Citiamo qui solo di passaggio, ma la questione richiederebbe un approfondimento a parte, il fatto che la scomparsa del Mercato Tutelato farebbe venir meno tutta la regolazione della qualità del servizio ad esso connessa. Non si può tacere, infine, che la prevedibile crescita dei prezzi fin qui argomentata, con trasferimento di ricchezza dal consumatore finale domestico alle Imprese, si aggiungerebbe ad una serie di gravami che già hanno trasformato la bolletta dei cittadini italiani in un bancomat per lo stato. Oltre all’altissima incidenza del costo degli incentivi alle fonti rinnovabili, sino ai costi per il decommissioning nucleare che si trascinano ad oltre vent’anni dalla chiusura delle centrali, non possiamo non ricordare che diverse norme succedutesi nel corso degli anni hanno stabilito dei prelievi in bolletta destinati al bilancio dello Stato, che costituiscono vere e proprie imposte di dubbia costituzionalità. Se è già intollerabile che la bolletta degli italiani sia utilizzata come un bancomat, è ancor più inammissibile che si trasformi in un meccanismo di remunerazione per le imprese mascherato da libera concorrenza. Signor Ministro, le sottoscritte Associazioni dei Consumatori Le chiedono un incontro per poterLe illustrare più dettagliatamente la nostra contrarietà al provvedimento in questione e per verificare la possibilità di un Suo intervento per evitarne l’approvazione.

In attesa di un cortese riscontro, distintamente La salutiamo.

ACU, ADOC, Assoconsum, Adusbef, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Codacons, CODICI, Confconsumatori, CTCU Bolzano, Federconsumatori, Movimento Consumatori, Lega Consumatori, Unione Nazionale Consumatori

Roma,10 febbraio 2015

Quando si parla dei Notai una delle cose che subito è evidente e che rimpalla nella bocca dei cittadini è che stiamo parlando di una di Casta. Probabilmente, in qualche maniera e una qualche ragione c’è, in genere i detti popolari non sono distanti dalla realtà. Ad esempio i Notai, come altre 27 categorie hanno un Ordine, un Albo che regola alcune funzioni, in genere di carattere deontologico, una specie di magistratura interna, ma in questo caso l’Ordine gestisce anche l’accesso alla professione. Tutto questo rappresenta una piccola ombra; ciò che di positivo, invece, è la stipula – avvenuta a Milano lo scorso 16 luglio – della “Carta dei Diritti del cittadino nei rapporti con il notaio”, un progetto del Consiglio Nazionale del Notariato insieme a 10 associazioni dei consumatori – Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori – per far conoscere le garanzie offerte dal notaio nell’esercizio della sua funzione pubblica, informare il cittadino dei suoi diritti a tutela dei suoi beni e rendere trasparente e facilmente comprensibile una professione complessa come quella del notaio. Ma questo non basta. Penso che l’impegno che le parti firmatarie di questa intesa debbano darsi è superare l’Albo e gli Albi professionali, mantenendo ciò che è la specificità della Professione. Credo che un Paese moderno e Liberale debba impegnarsi per il superamento di un privilegio che pone queste professioni in un ambito di giustizia parallelo, almeno per molti, ai 27 ordini presenti nel paese. Ciò nonostante la professione e le attività che fanno capo al Notaio sono importantissime. Per esempio, il Notaio ha l’obbligo di rilevare, e chiedere lo stralcio di clausole abusive, vessatorie. Spesso nel mio lavoro mi sono imbattuto in rogiti poco coerenti con le norme civilistiche: si tratta di rogiti redatti dall’immobiliare, non ancora passati dagli uffici dei Notai ed è giusto che il cittadino prima di firmare atti ne parli con un professionista e si faccia spiegare da lui le clausole presenti nei preliminari di vendita e poi nei rogiti, raccogliendo dati importantissimi. Insomma la nostra Associazione, insieme alle altre firmatarie dalla Carta, ritiene fondamentali le attività affidate ai Notai, tuttavia vanno fatti seri sforzi per diminuire le distanze, le diffidenze nei confronti di una Categoria forse, per troppo tempo, vissuta come una sorta di gruppo a sé, al quale si accede per diritto divino o di discendenza. Se si riusciranno ad accorciare queste distanze credo che se ne trarrà giovamento e fiducia. Noi siamo qui per questo.

Gianmario Mocera

Presidente Federconsumatori Lombardia-Milano

Continua la diminuzione delle strutture ospedaliere pubbliche italiane che tra il 2009 e il 2012 si sono contratte del 3,2% (circa 60 ospedali in meno). Ma soprattutto continua il calo dei posti letto che nel 2012 sono scesi a quota 232.652. Nel 2011 erano 242.299. Ben 9.647 letti in meno (-4%).?Incrementi, invece, soprattutto per il privato accreditato, sono evidenziati invece dai trend dell’assistenza territoriale semiresidenziale (-0,3% per il pubblico, +6% per il privato accreditato) dell’assistenza territoriale residenziale (+1,0% per il pubblico, +5,7% per il privato accreditato. È questa la fotografia del Ssn per l’anno 2012 scattata dal Ministero della Salute e contenuti nell’Annuario Statistico del Servizio Sanitario Nazionale Assetto organizzativo, attività e fattori produttivi del SSN per l’anno 2012.? ? Le strutture censite risultano pari a: 1.091 per l’assistenza ospedaliera, 9.268 per l’assistenza specialistica ambulatoriale, 6.526 per l’assistenza territoriale residenziale, 2.787 per l’assistenza territoriale semiresidenziale, 5.682 per l’altra assistenza territoriale e 1.027 per l’assistenza riabilitativa (ex. art. 26 L. 833/78). Per quanto riguarda la natura delle strutture, sono in maggioranza pubbliche le strutture che erogano assistenza ospedaliera (53,0%) e le strutture che erogano altra assistenza territoriale (87,7%). Sono in maggioranza private accreditate le strutture che erogano assistenza territoriale residenziale (76,7%) e semiresidenziale (64,2%) e le strutture che erogano assistenza riabilitativa ex art.26 L. 833/78 (75,8%). L’analisi dei trend del numero di strutture nel periodo tra l’anno 2009 e l’anno 2012 evidenzia una diminuzione con riferimento all’assistenza ospedaliera: contrazione del 3,2% del numero di strutture pubbliche per effetto degli interventi di razionalizzazione delle reti ospedaliere effettuati nel periodo in esame. Per l’assistenza specialistica ambulatoriale si assiste ad una lieve diminuzione (0,3%) degli ambulatori e laboratori pubblici e ad una più consistente diminuzione (2,1%) delle strutture private accreditate. Incrementi, soprattutto per il privato accreditato, sono evidenziati invece dai trend dell’assistenza territoriale semiresidenziale (-0,3% per il pubblico, +6% per il privato accreditato) dell’assistenza territoriale residenziale (+1,0% per il pubblico, +5,7% per il privato accreditato) e dell’assistenza riabilitativa ex art.26 L. 833/78 (+2,1% per il pubblico, +2,0% per il privato accreditato).Infine per l’assistenza erogata da altre strutture territoriali, a fronte di un aumento del 1,1% delle strutture pubbliche, si rileva un aumento del 4,0% delle strutture private accreditate.

Attenzione ai truffatori d’estate. L’ultima cosa che questi “signori” si sono inventati è presentarsi come venditori porta-a-porta dei contratti energia A2A, ma in realtà facendo sottoscrivere documenti con un’altra società, sconosciuta e priva di un reale accredito. Un allert rilanciato con forza dalla stessa A2A, proprio su segnalazione di Federconsumatori Lombardia. In particolare nella zona del bresciano, fantomatici operatori A2A irretiscono ignari contribuenti; questi personaggi, con tanto di spilla all’occhiello ben in vista e marchiata A2A, propongono contratti per luce e gas, ma in realtà per conto di un’altra società energetica. A2A Energia ribadisce che in nessun caso essa fa proposte commerciali ai clienti domestici attraverso il porta a porta, ma solo telefonicamente. Solamente per il segmento business vengono contattati preventivamente i clienti con una telefonata, una email o una lettera e prenotato l’appuntamento. Gli incaricati di A2A devono sempre esibire il tesserino di riconoscimento completo di fotografia ed è possibile chiamare il Servizio Clienti – al numero gratuito 800 011 639 – per avere conferma dell’identità di un dipendente/incaricato dell’azienda. Altri elementi identificativi, come le spillette marchiate, non hanno alcun valore. A titolo di esempio, come utili elementi informativi, ricordiamo altri casi di possibile truffa, oltre alla proposta sotto falso nome di contratti di fornitura di energia, finalizzata esclusivamente ad incamerare le commissioni: – una truffa simile a quella segnalata consiste nel chiedere una bolletta dell’energia o del gas, proponendo spese inferiori, e carpire i dati dell’utenza per attivare un nuovo contratto, anche senza la firma autentica del cliente; – la vendita di apparecchiature per rilevare le fughe di gas, pena sanzioni nel caso in cui non venisse eseguito il lavoro. In questo modo vengono proposti e venduti a prezzi elevati apparecchi spesso inutili o di minor valore economico; – la richiesta di pagamento delle bollette o il rimborso con denaro falso di importo superiore per ottenere il resto con denaro regolare; – il controllo del contatore dell’acqua fingendo anche di analizzare il flusso idrico e facendo seguire la raccomandazione di applicare un apposito depuratore. In tutti i casi di proposte sospette A2A esorta a chiamare prontamente le Forze dell’Ordine, segnalando il fatto. Ricordiamo anche che contro i falsi contratti commerciali è possibile esercitare il diritto di recesso, appoggiandosi alle Associazioni dei consumatori attive sul territorio, che sono in grado di fornire un valido supporto in queste situazioni.

Le multe prodotte dagli autovelox che non vengono controllati periodicamente sono illegittime. A dirlo è la Corte costituzionale con la sentenza 113/2015 depositata il 18.06.15 (presidente Criscuolo, relatore Carosi) ha dichiarato l’incostituzionalità delle regole del Codice della strada nella parte in cui non prevedono che tutti gli apparecchi «siano sottoposti a verifiche periodiche di funzionalità e taratura». Per comprendere gli effetti di tale pronuncia bisogna distinguere due categorie di autovelox: la prima è rappresentata dagli apparecchi “accompagnati” dalla pattuglia, mentre la seconda riguarda quelli che vengono posti sulle strade e lasciati ivi a funzionare in automatico. Proprio questa seconda tipologia di autovelox dovrebbe essere sottoposto alle verifiche periodiche, perché lo prevedono i principi fissati dal ministero delle Infrastrutture nel 2005 a integrazione del decreto ministeriale del 29 ottobre 1997. Ed è proprio la Corte Costituzionale a ricordare che a livello normativo non è prevista la necessità di verifiche periodiche per gli strumenti «impiegati sotto il controllo costante degli operatori di polizia stradale». Per capire dalla lettura del verbale se lo stesso nasce da un rilevamento con apparecchio presidiato o meno si deve verificare se ci sono scritte frasi del tipo: «l’infrazione è stata accertata da pattuglia composta dagli agenti X e Y». Contrariamente nei verbali che trovano la loro fonte in rilievi da parte di apparecchi non presidiati c’è scritto prima di tutto il riferimento alla legge che le autorizza (l’articolo 4 della legge 168 del 2002) oppure, fuori dalle autostrade e dalle strade extraurbane principali, al decreto del Prefetto che individua il tratto come assoggettabile a controlli automatici. La Corte costituzionale, accogliendo la tesi della «palese irragionevolezza» della norma (articolo 45, comma 6 del Codice della strada) che non prevede l’obbligo di verifica periodica per tutti gli autovelox e quindi muovendosi in senso contrario a parecchie pronunce della Cassazione, ha respinto ogni distinzione tra autovelox presidiati e non presidiati prevedendo che tutti gli apparecchi devono essere sottoposti a verifica. Pertanto rimane aperta la possibilità di avvalersi degli effetti della pronuncia di illegittimità costituzionale della Consulta per tutti i verbali ancora non pagati mentre per quelli già pagati non ci sono più possibilità di impugnazione. Necessario comunque risulta, nel caso in cui si debba valutare se procedere o meno con l’opposizione, accertare se l’apparecchio utilizzato è stato sottoposto a verifica. A volte ciò è riportato nel verbale come sopra spiegato. Altre volte occorre chiedere al corpo di polizia l’esibizione del documento. Si può anche richiedere di esibirlo direttamente al giudice di pace, perché spesse volte i tempi per la presentazione del ricorso sono strettissimi e non si riesce a richiedere tali documenti prima della proposizione e comunque dello scadere dei termini per l’opposizione. Federconsumatori presta attraverso i propri sportelli ed i propri operatori supporto a tutti i cittadini che dovessero essere interessati da tali casi fornendo le necessarie informazioni ed aiuti.

Udine, 19 giugno 2015

Consulta Giuridica Federconsumatori Nazionale

La Responsabile, avv. Barbara Puschiasis

Alla luce della diminuzione del valore delle azioni conseguito alle delibere delle assemblee di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza sono migliaia, su tutto il territorio nazionale, le segnalazioni e richieste di intervento che pervengono alla Federconsumatori. Le storie sono le più variegate ma ciò che preoccupa è che il più delle volte si tratta di risparmiatori che credendo nella vera mission delle banche popolari, e dunque quella di dare credito e respiro all’economia del territorio nel quale si trovano ad operare, hanno impiegato, anche alla luce delle rassicurazioni sulla solidità della banca e sulla bontà dei titoli, gran parte del loro patrimonio, se non tutto, in azioni o in obbligazioni poi convertite in azioni delle banche popolari stesse. A ciò si aggiunga che il più delle volte tali azioni venivano vendute ai risparmiatori su sollecitazione della banca magari anche a fronte della concessione di una linea di credito oppure a fronte di un rapporto di impiego con la banca stessa. Inoltre già da un anno e mezzo gli operatori qualificati ben sapevano della situazione di illiquidità di tali azioni ma nonostante un tanto continuavano a proporre l’acquisto anche per il tramite di campagne pubblicitarie insistenti. Ed infatti chi ha presentato l’ordine di vendita di tali azioni in portafoglio da 1 anno e mezzo a questa parte non è riuscito a rivenderle con gravissimi danni in molti casi dovuti alla carenza di liquidità. Non è raro infatti il caso di persone che a fronte della necessita’ di affrontare spese importanti (una casa, una macchina, cure mediche etc.) hanno richiesto la vendita delle azioni senza ottenerla vedendosi costretti ad aprire linee di credito…Nonostante un tanto però, leggendo i bilanci, i compensi per gli amministratori risultano aumentati a fronte di una passività che fa riflettere sulla politica degli istituti di credito predetti. Questi ultimi cercano di scaricare responsabilita’ sulla Bce ma gli obblighi da quest’ultima imposti non possono essere ritenuti la causa di ogni male. Federconsumatori si chiede anche quali controlli siano stati posti in essere da Consob e Banca d’Italia su tali istituti e sulle modalità di vendita dei titoli. La situazione in cui ci si trova oggi infatti non può che essere il frutto di una gestione non in linea con gli obbiettivi di tali istituti nonché di una raccolta del risparmio e dunque di nuovi azionisti effettuata in maniera poco trasparente e poco attenta ai profili di rischio ed alle competenze e conoscenze in materia finanziaria dei clienti. Federconsumatori dunque sta organizzando la massa critica degli azionisti al fine di far loro ottenere attraverso la tutela collettiva, a fronte delle condotte poste in essere dagli istituti di credito nei confronti dei risparmiatori, i risparmi attualmente congelati e che comunque, anche se le azioni dovessero riuscire a trovare mercato, che stanno subendo gravi perdite. Si consiglia comunque di non precipitarsi a disporre la vendita delle azioni se non in caso di urgente necessità di reperire liquidità. Invitiamo dunque tutti gli interessati a prendere contatto con lo sportello Federconsumatori più vicino.

“Rilanciare l’economia dei consumi attraverso i saldi rappresenta una falsa chimera. Pensare che per il consumatore essi possano creare una possibilità di reale risparmio è un altro equivoco. Per cui potremmo benissimo eliminarli”. Così il Presidente di Federconsumatori Lombardia, Gianmario Mocera, alla vigilia della campagna estiva degli sconti, un modo attraverso il quale il commercio al dettaglio tenta, tradizionalmente, di rialzare la tesa. “In realtà – prosegue Mocera – è da tempo che chiediamo una riforma del commercio in Regione Lombardia, nella quale il mezzo dei saldi venga rivisto. Noi diciamo: meglio eliminarlo, a fronte di una trasparenza nei prezzi valida tutto l’anno. Del resto – spiega Mocera – è oramai sotto gli occhi di tutti il fatto che nei negozi si applichino scale di sconti in continuazione. Ribassi, promozioni, “vuoti” di magazzino… Non passa giorno che in una vetrina non si vedano annunci del genere. Che senso hanno quindi le campagne saldi due volte l’anno? Sono diventate, più che altro, uno specchietto per le allodole, un modo ulteriore di far promozione per i negozi e attrarre gente. Col risultato, però, che le fregature e i ‘falsi affari’ si presentino immancabilmente sugli scaffali”. Detto questo le premesse che dicono che la campagna saldi estivi 2015 possa far registrare un timido successo, ci sono tutte. Secondo l’Istat la fiducia dei consumatori lombardi, nel giugno 2015, è cresciuta. Rispetto al 2010 è salita del 110,8 per cento. Secondo il Centro studi di Confindustria, poi, la spesa delle famiglie nel 2014 segna un +0,3%, dopo due cali annuali consecutivi (-4,0% nel 2012 e -2,8% nel 2013). Lo scenario, quindi, è che la spesa continui ad aumentare, rispettivamente del +0,6% nel corso del 2015 e del +1,2% nel 2016. Ma i saldi non contribuiranno significativamente al reale rilancio della nostra economia. Secondo la stima dell’Osservatorio nazionale Federconsumatori, solo una famiglia su tre approfitterà degli sconti, per una spesa di 113 euro. “Anche se in Lombardia – precisa Mocera – la propensione maggiore è destinare quote superiori al risparmio anziché ai consumi”. “In attesa del superamento di questa assurda normativa – prosegue il Presidente di Federconsumatori Lombardia – a favore di una liberalizzazione vera del mercato che affidi al negoziante la possibilità di introdurre sconti e saldi quando più gli conviene, con un’indubbia convenienza per lo stesso consumatore, oggi siamo nella condizione di dover aspettare questa benedetta ‘ora x’ di partenza dei saldi, correndo rischi di comprare merci non di qualità”. È da tempo che andiamo dicendo – termina Mocera – che per far ripartire l’economia bisogna iniziare dal lavoro e le manovre adottate finora sono del tutto inadeguate e insufficienti. Si spende meno perché si guadagna meno ed è scattata la voglia, giusta, di risparmiare. Negli anni più profondi della crisi si è attinto ai risparmi per mantenere il tenore di vita, da qualche tempo si fa il contrario: si è ridotto il tenore di vita e intaccato molto meno i risparmi”.